E alla fine non ne rimase nessuno: anche la Slovenia sospende Schengen

Se l’Austria e la Germania decideranno effettivamente di limitare l’accoglienza dei migranti, la Slovenia è pronta ad adottare subito misure analoghe, inclusa la sospensione di Schengen con la reintroduzione di controlli di documenti ai suoi confini. Lo ha annunciato il governo di Lubiana, dopo che il cancelliere austriaco, il socialdemocratico Werner Faymann, due giorni fa ha ordinato di rafforzare il controlli ai confini austriaci, con una sospensione temporanea della libera circolazione delle persone. Nel momento in cui questa decisione di Vienna diventerà effettiva, anche la Slovenia, ha comunicato il governo di Lubiana, introdurrà controlli ai propri confini al fine di regolare il flusso dei migranti in arrivo dalla Croazia. Nel caso gli «interessi nazionali della Slovenia venissero messi a rischio o se altri Paesi agiranno unilateralmente» Lubiana è pronta a mettere in atto misure concrete ai propri confini, conclude il comunicato del governo. Secondo fonti giornalistiche, l’Austria potrebbe ufficialmente sospendere il trattato di Schengen entro la fine di questa settimana.

La Slovenia seguirà l’Austria nei controlli alle frontiere

Ma Bruxelles risponde piccata: l’Austria ha sospeso Schengen «già a settembre». Lo ricorda la portavoce alla migrazione della Commissione Ue Natasha Bertaud, spiegando che ora Vienna ha semplicemente notificato il prolungamento dei controlli temporanei alle frontiere sino a febbraio. La richiesta, minimizza la Ue, «è in linea con le regole del codice Schengen», ha sottolineato. L’Austria aveva reintrodotto i controlli alle frontiere a settembre, insieme alla Germania, in seguito al flusso dei migranti lungo la rotta balcanica. All’epoca aveva fatto ricorso all’articolo 24, ovvero “circostanze imprevedibili” dato l’improvviso aumento dei rifugiati in arrivo, mentre da novembre sta facendo riferimento all’articolo 24 sulle “circostanze prevedibili” visto il continuo flusso di persone in provenienza dalla Grecia. Sono sette in totale, ricorda Bruxelles, i Paesi che hanno temporaneamente reintrodotto i controlli alle frontiere: oltre all’Austria, Germania, Francia, Malta, Svezia, Danimarca e Norvegia, che peraltro non fa parte dell’Unione europea.