Il neopremier libico accolto a fucilate a Misurata. Fallimento dell’Occidente

Sono passati appena pochi giorni da quando l’Unione europea, l’Onu e anche il governo italiano annunciavano trionfalmente il raggiungimento di un accordo tra le parti in Libia. Ma come al solito, le diplomazie occidentali hanno fallito anche questo obiettivo: la Libia è più in guerra che mai, ed è il risultato della scellerata decisione, da parte delle stesse nazioni occidentali che oggi hanno gridato al successo, di cinque anni fa, quando si decise di cacciare il dittatore Gheddafi con un intervento militare. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: i clandestini arrivano a centinaia di migliaia, il Paese maghrebino è dilaniato da sanguinose guerre per bande. Fino a che poche ore fa, in uno spostamento nell’area di Misurata, nell’ovest del Paese sotto il controllo di fazioni filo-islamiche, il premier designato libico Fayez al-Sarraj ha dovuto cambiare percorso per motivi di sicurezza così gravi che sulle prime hanno fatto pensare a un fallito tentativo di assassinio. In seguito resoconti di media libici hanno attribuito la deviazioni a colpi d’arma da fuoco esplosi da “contestatori” escludendo un coinvolgimento dell‘Isis che nelle ultime ore si è fatto notare per colpi di mortaio sparati contro la principale centrale elettrica di Bengasi. Il convoglio di Sarraj è stato costretto a fermarsi e a cambiare percorso mentre il premier stava portando le condoglianze del suo esecutivo per le vittime del camion-bomba rivendicato dall’Isis che giovedì ha ucciso decine di poliziotti (81, secondo fonti ufficiali di Tripoli) in un centro di addestramento a Zliten. “L’insufficiente sicurezza sulla strada tra Zleitan e l’aeroporto di Misurata”, ha attestato un comunicato della Farnesina dando conto di una telefonata avuta dal ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni con Sarraj, “ha provocato la modifica e il ritardo del programma del convoglio presidenziale. Ristabilite le condizioni di sicurezza, il convoglio di Al Sarraj ha raggiunto l’aeroporto”.

 Attentato contro il neopremier al Sarraj, ma la Libia minimizza

E’ stato “un episodio che conferma la assoluta fragilità del quadro di sicurezza in Libia”, ha notato acutamente  la Farnesina pur escludendo che si tratti di un attentato come sostenuto invece dall’agenzia egiziana Mena citando proprie fonti. In ambienti di Tripoli favorevoli a Sarraj si è cercato di ridurre la portata dell’incidente a colpi in aria sparati per attirare l’attenzione del convoglio da un postulante che cercava un incontro con un vicepremier. Il sito Libya Herald invece ha segnalato l’esplosione di una presunta ambulanza-bomba a Misurata in relazione alla visita. Quello del Libya Observer ha segnalato “molti manifestanti”, anche “armati”, contrari alla visita di Sarraj tanto da aprire un “inteso fuoco” che ha costretto il convoglio di Sarraj a ripiegare sul municipio di Zliten in un primo tentativo di ritornare all’aeroporto di Misurata attraverso cui era arrivato in zona. Quando si è sparsa la voce che il premier avrebbe potuto rifugiarsi nella capitale, brigate armate si sono appostate alla porta est di Tajoura, un sobborgo di Tripoli dove secondo gli accordi raggiunti a dicembre in Marocco il suo esecutivo dovrebbe insediarsi presto: una prospettiva che l’episodio di Zliten spinge a mettere in dubbio. Eppure la formazione di un governo è un passo indispensabile per consentire alla comunità internazionale di aiutare la nuova Libia a combattere l’Isis, in espansione verso i terminal petroliferi partendo dalla sua roccaforte creata a Sirte ma attivo fra l’altro anche a Bengasi. In quella che è la seconda città del Paese, due giorni di colpi di mortaio hanno danneggiato la sua principale centrale elettrica con ripercussioni nelle forniture fino a Tobruk e diversi media, citando anche fonti ufficiali, hanno attribuito l’attacco jihadisti dello Stato islamico. La Libia è nel caos più che mai.