Migranti in rivolta a Lampedusa: «Non vogliamo darvi le impronte digitali»

Un’altra rivolta, un altro no. Niente da fare, si oppongono, gli immigrati non vogliono lasciare le impronte. «Vinceremo, non perché siamo forti, ma perché non c’è altra possibilità», dice Chizoba dopo aver trascorso la giornata e la notte davanti alla chiesa di Lampedusa, insieme a circa duecento connazionali eritrei e a un piccolo gruppo di sudanesi. Protestano, come detto, perché non vogliono farsi prendere le impronte digitali.

Sono arrivati a Lampedusa alla vigilia di Natale

Gli immigrati sono giunti in Italia alla vigilia di Natale e portati in un centro d’accoglienza che attualmente ospita circa 700 persone. Da Lampedusa potranno andar via solo dopo aver consentito alle autorità di prendere le loro impronte digitali. Ed è proprio questo il punto: Chizoba e i suoi compagni non hanno alcuna intenzione di adempiere a questo compito: hanno paura che messo il dito sul tampone. Sono persino scesi in piazza, sfilando in corteo, sotto la pioggia, per le vie di Lampedusa; poi si sono radunati di nuovo davanti alla chiesa

«Non crediamo nelle procedure di ricollocamento: alcuni nostri connazionali sono da tre mesi in attesa di trovare un posto dove andare. Certamente non vogliamo finire in Polonia, in Lituania o in Portogallo».Gli eritrei mostravano scritte in inglese per richiamare l’attenzione, poi qualcuno le ha tradotte per loro: «Rispettate i nostri diritti», recitava un cartello bagnato dalla pioggia