Roma, panico in metropolitana: fumo in galleria e fuggi-fuggi a Termini

Ancora paura alla metropolitana di Roma. Dopo il panico alla stazione Termini per il pizzaiolo che gironzolava tranquillamente armato di un fucile (solo dopo aver visionato le immagini delle telecamere di sorveglianza si è capito che l’arma in mano all’uomo era finta), i passeggeri della metropolitana hanno vissuto nuovi minuti d’angoscia e di disagi. Questa volta a causa del fumo in galleria alla fermata Barberini della linea “A”. La metro è stata subito bloccata per i controlli e i vigili del fuoco hanno effettuato verifiche anche nelle stazioni vicine. Paura e fuggi-fuggi generale anche alla stazione Termini della linea “A”, dove l’allarme antincendio è scattato e ha mandato nel panico centinaia di passeggeri, che hanno evacuato in fretta le banchine. La linea A della metropolitana dopo circa mezz’ora ha ripreso le sue corse, ma per i passeggeri è stata un’altra giornata di paura e di ritardi. Il senatore Pd ed ex assessore ai Trasporti del Comune di Roma Stefano Esposito ha poi scritto su Twitter che si è trattato di un «principio incendio in sala tecnica tra Barberini e Termini».

Paura alla metropolitana di Roma e crac sicurezza

Ma il problema sicurezza resta e mantiene alta la tensione tra chi abitualmente frequenta la metropolitana. La vicenda del quarantaquattrenne che ha fatto otto fermate di metro, da piazzale Jonio con la B1 a Termini, poi ha preso un treno delle Ferrovie Laziali per Anagni, ha mostrato chiaramente che il sistema d’emergenza ha fatto crac. Eppure, come ha scritto il Giornale, un poliziotto aveva già avvertito che «il sistema non funziona». Quel poliziotto è un vicequestore e si chiama Filippo Bertolami ed è il dirigente del sindacato Pnfd (Polizia nuova forza democratica) che più volte ha denunciato le falle a Termini. Nel luglio del 2014, si legge ancora sul Giornale, aveva chiesto ai vertici della polizia il «ripristino del sistema di videosorveglianza che attualmente risulta in gran parte in avaria». Ma la sua denuncia era caduta nel dimenticatoio e così dopo qualche mese ne aveva parlato apertamente con la conseguenza di essere sospeso dal servizio per cinque mesi. Poi, è stato reintegrato, ma non ha mai smesso di denunciare le falle del sistema di sicurezza alla stazione Termini.

Le denunce dimenticate

Alla viglia del Giubileo Bertolami aveva partecipato a un’esercitazione di evacuazione della stazione durante la quale emersero mille falle. Per esempio, «la parete di grandi schermi collegata alla rete telecamere intelligenti era spenta: ci hanno detto che la lampada che retro illumina questi schermidura solo 3-4 mesi e costa uno sproposito». Non solo, all’inizio di gennaio è crollato anche il soffitto  nel reparto della Polfer. «Il caso di Termini – ha detto ancora al Giornale – dimostra che il sistema di emergenza non funziona, manca il coordinamento tra le forze e tante costose tecnologie risultano sprecate. Un esempio? Perché il treno de pizzaiolo non è stato fermato? E perché il controllore non è stato avvisato in automatico che si cercava un uomo?».