L’ultima follia del Pd: “In galera chi vende i gadget di Mussolini”

Vendere gadget con la faccia di Mussolini, con i fasci littori e le aquile nere potrebbe costare caro, anche il carcere. Almeno secondo le intenzioni del deputato dem Emanuele Fiano. Il parlamentare Pd ha presentato un’assurda proposta di legge che punta a equiparare la vendita di souvenir nostalgici – che inondano mercatini delle pulci di tutta Italia e che in Romagna ha dato vita a un business di nicchia – all’apologia di fascismo. Non solo: con la sua proposta vorrebbe far includere nel codice penale la legge Scelba. Una proposta di chiaro stampo ideologico e senza senso.

Gadget di Mussolini fuori legge. Ma c’è chi la pensa diversamente

Ma non tutti la pensano così. Basti pensare che a Predappio, il Comune che ha dato i natali a Benito Mussolini e meta ogni anno di turisti e stranieri, nei mesi scorsi proprio il sindaco del Pd Giorgio Frassineti, in netta controtendenza col pensiero unico della sinistra,  ha acquistato la Casa del fascio per valorizzarla e farne un Museo del Ventennio. Lui, a differenza dei suoi colleghi di partito, di guerre iconoclaste e ideologiche non ne vuole proprio sentire parlare: è convinto, infatti, che dopo settant’anni dalla morte del Duce certi tabù siano “finalmente” caduti. Ma a sinistra certi temi, come quello dell’antifascismo, fanno sempre breccia. E così, in un momento in cui Pd è coinvolto in scandali e inchieste non hanno altro di meglio  a cui pensare che a sanzionare chi vende gadget nostalgici.

Inserire la legge Scelba nel codice penale

Ecco come Fiano arriva a sanzionare le vendita dei gadget. Fiano non punta a dichiarare direttamente reato il commercio dei gadeget mussoliniani, ma ci arriva in maniera indiretta tirando in ballo, per l’appunto, la legge Scelba. Il deputato dem chiede, infatti, che la legge che fu varata subito dopo la guerra  e che punisce l’apologia del fascismo diventi una norma del codice penale italiano. Se ciò accadesse  immediatamente verrebbero sanzionati  una serie di atti e comportamenti, come la vendita dei souvenir o gadget con chiari riferimento a Mussolini.