Anche l’Austria sospende Schengen: “La Ue non ci protegge”

L’Austria ha deciso di “annullare temporaneamente” le regole del Trattato di Schengen sulla libera circolazione in Europa e “il controllo delle persone che vengono nel nostro Paese è stato rafforzato”. Lo ha annunciato il cancelliere Werner Faymann in un’intervista al giornale Oesterreich, in cui afferma: “Esattamente come fa la Germania abbiamo deciso di aumentare i controlli alle frontiere e di effettuare rimpatri”. Chiunque raggiungerà l’Austria “verrà controllato. Chi non ha diritto all’asilo verrà rispedito indietro”. Perché “se l’Ue non lo fa, non protegge le frontiere esterne di Schengen, è l’esistenza stessa dell’accordo a decadere”. Un notizia che arriva alla vigilia della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra domenica. Per la Germania se salta Schengen salta l’euro: “Nessuno parla del legame tra Schengen e la libera circolazione dei capitali: la fine di Schengen rischierà di mettere fine all’Unione economica e monetaria e il problema della disoccupazione diventerà ancora più importante, bisogna guardare alle cose nel loro insieme”. Così il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, sottolineando che “i controlli alle frontiere hanno un prezzo, per esempio quelli tra Svezia e Danimarca costano 300 milioni di perdite di introiti, e quelli tra Germania e Danimarca 90″. Ma l’accoglienza di tanti stranieri è un impegno non da poco per i Paesi ospitanti.

La Germania: attenti, se salta Schengen salta l’euro

E in questi giorni fioccano i suggerimenti per affrontare il fenomeno. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble ha lanciato l’idea di un’addizionale sulla benzina a livello europeo per coprire i crescenti costi legati ai migranti. “Dobbiamo mettere in sicurezza i confini dell’area Schengen e non possiamo fallire a causa di fondi limitati”, ha dichiarato al Sueddeutsche Zeitung. “Ho suggerito – ha spiegato, facendo riferimento a quanto detto all’ultimo Eurogruppo – di fissare una tassa su ogni litro di benzina, se non ci sono fondi sufficienti nei budget nazionali o in quello europeo”. Dalla Svizzera la scelta, già imboccata dalla Danimarca, di imporre ai rifugiati di consegnare fino a 10.000 franchi svizzeri (circa 9.000 euro) dei loro beni per pagare le spese di accoglienza. Una soluzione che non ha incontrato per niente il favore del ministero degli Interni italiano, Angelino Alfano: “Non condivido assolutamente la posizione della Danimarca sulla confisca dei beni ai migranti” ha detto da Palermo annunciando l’avvio della procedura per aprire immediatamente un hotspot a Pozzallo (Rg): “la Prefettura sta accelerando l’iter”. E mentre gli Stati si interrogano sulle vie da seguire per mettere in campo interventi strutturali, a livello locale si cerca di tamponare le emergenze. A Milano sono 40 le famiglie che si sono candidate a ospitare in casa per sei mesi un rifugiato, titolare di protezione internazionale, ricevendo dal Comune 350 euro al mese. Lo rivelano i dati dell’assessorato comunale alle Politiche sociali sul bando per la sperimentazione sull’ospitalità aperto il 30 dicembre e chiuso ieri. Intanto anche Save the children ha ricordato che “per troppi bambini e per le loro famiglie le tante “porte d’Europa” non rappresentano un approdo sicuro, ma segnano l’inizio di una nuova odissea”.