L’assalto kamikaze dell’Isis all’hotel di Hurghada come quello di Sousse

Un hotel di Hurghada, la perla balneare egiziana sulla costa continentale del Mar Rosso, è stato obiettivo di un attacco che il ministero dell’Interno egiziano presenta con le caratteristiche di una sventata rapina all’arma bianca ma che i media considerano un fallito attentato kamikaze. Il bilancio fornito dal dicastero è di tre turisti feriti (due di nazionalità austriaca e uno svedese), di un assalitore ucciso (uno studente di 22 anni) e un secondo “gravemente ferito”. “Entrambi avevano armi bianche”, ha sostenuto il ministero, precisando che “sconosciuti si sono infiltrati venerdì sera nell’Hotel Bella Vista di Hurghada attraverso il ristorante che dà sulla strada e hanno minacciato gli ospiti dell’hotel con armi bianche”. La polizia è riuscita a respingere l’attacco, uccidendo lo studente. Molto diversa la ricostruzione dei media, tra cui Al Arabiya, secondo i quali uno degli assalitori del resort aveva una cintura esplosiva, fatta brillare dalle forze di sicurezza. La Bbc in arabo cita testimoni secondo i quali i terroristi urlavano “Allahu akbar” e avevano la bandiera nera dell’Isis. Oltre ai due neutralizzati, ci sarebbe anche un terzo uomo riuscito a fuggire per mare, da dove sarebbe venuto il commando (come a Sousse): per questo la città è stata blindata dalle forze di sicurezza. L’hotel si trova nella centralissima Sheraton Road ed è noto per essere frequentato quasi esclusivamente da turisti del Nord Europa e dalla Russia. Il turismo egiziano – la cui immagine il governo Sisi sta disperatamente cercando di tutelare dopo l’abbattimento a ottobre del jet russo – torna dunque ad essere al centro di notizie allarmanti. Proprio venerdì mattina il network di propaganda dell’Isis Amaq News aveva rivendicato gli spari  contro un bus di turisti israeliani nei pressi delle Piramidi a Giza. E la ‘Provincia del Sinai’ dello Stato islamico rivendica la paternità del sabotaggio, nel Nord del Sinai, del gasdotto verso la Giordania.