La jella di Renzi sulla Ferrari: debutto col brivido per la “rossa” in Borsa

Non ha portato bene all’esordio di Ferrari in Borsa la presenza di Matteo Renzi. Il premier era giunto a Piazza Affari convinto di strappare uno spot per il governo accostando il suo volto a quello del management Fca, Marchionne in primis, e soprattutto a quello del mitico marchio di Maranello, ben piantato nel cuore di ogni italiano. Una vera operazione di marketing rovinata da un avvio reso subito difficile dai dati relativi all’industria cinese e dalle tensioni in Medio Oriente.

Il titolo Ferrari sospeso. Poi il recupero

Il titolo della “rossa” è partito a 43 euro per azione, ma il tonfo delle Borse asiatiche ha risucchiato quelle europee, Milano inclusa, e così il prezzo è sceso fino a 41,5 euro per poi riavvicinarsi, nei massimi di seduta, ai 44 euro per azione registrati alla chiusura di fine anno a Wall Street. Ma l’esordio in Borsa della Ferrari era atteso anche per valutare la tenuta di Fca, per la prima volta tratta senza più le azioni della Casa di Maranello tra i suoi asset. Lo scorporo del titolo della “rossa” ha frenato quello della ex-casa madre: il titolo Fca ha scambiato a 8,48 euro, dopo aver toccato un massimo di 8,89 euro. La capitalizzazione del gruppo ammonta 10,9 miliardi di euro, contro i 16,6 miliardi di euro dell’ultima seduta dello scorso anno, quando però la società guidata da Marchionne deteneva ancora l’80 per cento di Ferrari.

Salvini al premier: «Sei il re delle passerelle»

La presenza di Renzi a Piazza Affari ha acceso la miccia delle polemiche sul fronte politico. Il premier aveva spiegato la propria presenza alla quotazione di Ferrari in Borsa con «finalmente l’Italia c’è», reso precipitoso e malaugurante dal difficile avvio delle contrattazioni. E così ad approfittarne per prendere in giro il premier è stato Matteo Salvini: «Renzi, re delle passerelle, arriva a Milano tra rulli di tamburo per la quotazione di Ferrari e il titolo viene sospeso in perdita. Ieri – ha concluso il leader leghista – s’è preso la bacchettata di Eurostat e oggi piagnucola…Vien voglia di dirgli: stop chiacchiere, stai a casa».