Isis, il coraggio di Abbas: lo Schindler yazida che salva le donne dalla schiavitù

Un reportage attraverso l’orrore, dove a tracciare la strada sono però il coraggio e la speranza. È l’inchiesta sulle persecuzioni dei cristiani da parte dell’Isis e, in particolare, sulle violenze subite dalle donne yazide, vittime di atrocità inimmaginabili fino all’avvento degli uomini del Califfato nelle loro terre. Un’inchiesta proposta dalla tv dei vescovi, Tv2000, attraverso un punto di vista inedito, che riporta umanità in uno scenario bestiale: la storia del cosiddetto Schindler degli yazidi, un ex agente immobiliare che, in incognito, compra le donne per poi liberarle.

L’esodo dalla Piana di Ninive e il coraggio dei peshmerga

Totalmente girato nella Piana di Ninive, da cui tra il 6 e il 10 agosto del 2014 120mila persone dovettero fuggire per l’avanzata jihadista, il documentario mostra i villaggi abbandonati e poi le attività di una pattuglia di peshmerga, i guerriglieri curdi che combattono contro l’Isis. «L’ordine del nostro presidente Masud Barzani è chiaro: dobbiamo proteggere i villaggi cristiani. I peshmerga oggi combattono a nome di tutta l’umanità contro l’Isis», ha detto alle telecamere di Tv2000 il colonnello Barshke Zerevan, capo della sicurezza, aggiungendo che «se arrivasse l’ordine potremmo riprendere tutta la Piana di Ninive in poche ore. Ma per prendere una città come Mosul servono più uomini, serve l’appoggio dell’intelligence, serve la collaborazione dell’Occidente». E dal reportage arriva anche la conferma di come questi soldati siano mossi prima di tutto dal loro coraggio, a fronte di un equipaggiamento obsoleto, con armi vecchie anche di 30 anni, tra le quali non c’è traccia della dotazione inviata dai Paesi occidentali.

La storia di Abbas, “Schindler” yazida contro la schiavitù sessuale

E se il coraggio dei peshmerga è ormai noto in occidente, pressoché inedita risulta la vicenda di Abdullah Abbas, l’uomo che rischia la propria vita per salvare le donne dalla brutalità jihadista, tanto da meritarsi il soprannome di Schindler degli yazidi. «Sono stata sequestrata dall’Isis nel nostro villaggio, Waudia, all’inizio di agosto. I miei parenti che erano riusciti a fuggire hanno raccolto dei soldi, 28mila dollari, e hanno pagato il riscatto per me, per le mie due figlie e per la sorella di mio marito. C’è un uomo, uno yazida, che ha trattato con l’Isis e il 18 settembre sono stata liberata», ha raccontato una giovane sotto copertura. Quest’uomo è Abbas, che comprava e vendeva case e terreni tra la Siria e l’Iraq e ora compra donne yazide per riscattarle. Finora ne ha salvate 163. Un impegno che comporta altissimi rischi, compreso quello della vita, perché, come ha spiegato lo stesso Abbas a Tv2000, «l’Isis vende le ragazze come schiave sessuali, non perché siano liberate. E sono sempre più diffidenti». «Quando noi ci presentiamo come compratori e avviamo una trattativa, loro cominciano a indagare su di noi. A volte fingono di voler vendere delle ragazze per ingannarci. Venti giorni fa dodici dei miei uomini sono stati uccisi vicino Raqqa, in Siria», ha riferito ancora lo Schindler yazida, spiegando che «erano andati lì perché avevamo avuto una segnalazione di alcune ragazze che potevano essere riscattate. E invece era una trappola».