Interviste inventate? No, vere. E il pm chiede multe per D’Alessio e Tatangelo

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Quattro mesi di reclusione per Filippo Roma, giornalista del programma televisivo “Le Iene”, sono stati chiesti oggi dal pm al termine della requisitoria nel processo per presunta diffamazione ai danni della casa editrice Cairo. L’accusa riguarda alcune puntate del programma durante le quali sarebbe stata messa in dubbio la veridicità di articoli pubblicati su Nuovo e Diva e Donna, due periodici del gruppo editoriale che si è costituito parte civile. Richiesta di pene minori per gli altri imputati: si va dagli 800 euro chiesti per Davide Parenti, autore e regista del programma trasmesso su Italia 1, ai 600 euro chiesti per il cantante Gigi D’Alessio, per la moglie Anna Tatangelo e per la soubrette Eleonoire Casalegno. Per l’ex direttore di Italia 1 Luca Tiraboschi e per Vanessa Incontrada l’accusa ha chiesto invece l’assoluzione, rispettivamente perchè il fatto non sussiste e perché il fatto non costituisce reato. Durante l’udienza odierna è intervenuto anche il difensore di Antonella Silvestri, giornalista del settimanale Nuovo e parte civile nel processo, che ha chiesto al giudice un risarcimento danni senza tuttavia quantificarlo.

Le interviste “inventate” D’Alessio e Tatangelo erano state registrate

L’accusa, durante la requisitoria, ha affermato che “le interviste risultano provate dalle registrazioni” di quei colloqui prodotte dai giornalisti, mentre durante il programma Roma “aveva negato la loro esistenza”. La puntata de Le Iene, ha detto il pm, “è stata fatta a scopo denigratorio”. Il magistrato ha anche sottolineato che vi è stata “volontarietà nel comportamento del giornalista Filippo Roma”. «Non ho mai rilasciato interviste a quel settimanale», aveva spiegato nelle precedenti udienze Elenoire Casalegno, rispondendo in aula alle domande del pm e altrettanto aveva fatto Vanessa Incontrada, negando di aver “mai rilasciato interviste mirate a Nuovo e di non ricordare “di aver incontrato la giornalista che ha firmato l’articolo”. Anche l’intervista di Anna Tatangelo, però, secondo il pm, è risultata provata a dibattimento. Anche la soubrette Belen Rodriguez era stata chiamata a testimoniare nel processo e aveva spiegato che i due settimanali “spesso hanno pubblicato mie interviste che non ho mai rilasciato, tutte bufale che ci mettono a disagio”. In passato, ha proseguito la showgirl, “ho sporto querela a diversi giornali, ma è finito tutto in niente, adesso non lo faccio più perché sono stanca di spendere soldi per niente”.