Insulti a Mancini, la Dc risorge e querela Sarri: ci ha offeso…

C’è anche un risvolto politico nella lite Sarri-Mancini, rispettivamente allenatori di Napoli e Inter, che da qualche giorno ha conquistato le prime pagine di molti giornali, e non solo sportivi. Si apprende che la Democrazia Cristiana – che pensavamo mestamente confluita in Forza Italia a fine 2013 – si è offesa per le parole del tecnico partenopeo. Ma non per quelle proferite contro Mancini, bensì per la successiva giustificazione di Sarri in conferenza stampa. Sarri ha infatti detto, forse nell’intento di scusarsi col suo collega: «Ho detto (a Mancini) la prima offesa che mi è venuta in mente, avrei potuto dirgli sei un democristiano». Apriti cielo! Nell’intento di riparare Sarri ha invece peggiorato le cose: i democristiani si sono offesi, e una denuncia-querela è stata presentata alla procura di Palermo dagli avvocati di Alberto Alessi, ex parlamentare scudocrociato nonché segretario nazionale della “Democrazia Cristiana Nuova”. Richiamandosi ai valori storici che la Dc ha rappresentato sin da dopo la guerra per l’Italia, Alessi si è sentito offeso dalle parole di Sarri.

La Dc ha soporto querela contro il tecnico del Napoli

La notizia suscita in realtà un sorriso: intanto perché la vera notizia è la Dc, che tutti credevano scomparsa dopo e insieme a Tangentopoli, c’è ancora, e poi perché quello che ha detto il tecnico del Napoli si può riscontrare un po’ nel sentire comune dell’italiano medio: oggi Democrazia Cristiana, purtroppo, non fa più venire alla mente i valori eterni di De Gasperi, Moro e Andreotti, ma semplicemente un modo di fare politica ambiguo, anche se in ogni caso moderato, ossia di chi non vuole troppo sbilanciarsi e accontenta tutti. Dopo aver fatto tanto per il nostro Paese, come ad esempio gli accordi De Gasperi-Gruber o il Trattato di Osimo, è ora che la Dc torni nell’oblìo, perché la sua immagine è stata gravemente offuscata da molti episodi di malgoverno, anche se unita a molto buongoverno soprattutto in certi periodi. Lasciamo dunque lo scudocrociato riposare nella sua tomba, anche perché, a giudicare dai risultati elettorali degli ultimi venti anni, nessuno qui ne sente la nostalgia.