Infiltrazioni mafiose, si dimette il sindaco Pd di Brescello

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Dopo giorni di polemiche, si è dimesso Marcello Coffrini, sindaco Pd di Brescello, il centro in provincia di Reggio Emilia in cui Giovannino Guareschi ambientò la saga di Peppone e Don Camillo. Il primo cittadino ha dovuto lasciare l’incarico sull’onda dell’inchiesta per infiltrazioni mafiose in Comune.

A Brescello operazioni urbanistiche di «dubbia legittimità»

La scelta di Coffrini anticipa la decisione sul possibile scioglimento per mafia da parte del ministero dell’Interno, cui nei giorni scorsi è giunta la relazione della Commissione d’accesso. Secondo le prime indiscrezioni, nel documento sarebbero segnalate dieci operazioni urbanistiche per cui emergerebbero «dubbi sulla legittimità o l’opportunità».

L’elogio dello ‘ndranghetista

«Non ho timori, le mie dimissioni sono tutto tranne una fuga. Non ho nessuna responsabilità di tipo penale. Non sono mai stato indagato né sentito dalle Procure. Troppo spesso questo viene dimenticato», ha detto Coffrini, del quale però restano alle cronache le dichiarazioni su Francesco Grande Aracri, ritenuto un punto di riferimento della omonima cosca di ‘ndrangheta e condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso: «È una persona gentile, tranquilla ed educata», disse Coffrini.

Lo scambio di accuse con il M5s

La situazione per il primo cittadino si era fatta insostenibile dopo che, messa da parte l’iniziale difesa, anche il Pd aveva iniziato a chiederne le dimissioni, sull’onda della polemica sempre più accesa sollevata dal M5s e dallo stesso Beppe Grillo, che avevano usato la vicenda per creare una sorta di bilanciamento allo scandalo che, più o meno negli stessi giorni, aveva travolto il movimento a Quarto.