Il Pd contro il governo danese: “I beni dei profughi non si toccano”

La confisca dei beni dei rifugiati è diventata legge in Danimarca. Il Parlamento danese ha approvato con una larghissima maggioranza la riforma del diritto d’asilo che prevede di privare i richiedenti asilo del denaro e dei beni di un valore superiore a 1350 euro per «contribuire alle spese di mantenimento e alloggio».

Il governo danese confisca i beni

Scopo del provvedimento:  scoraggiare i rifugiati che hanno intenzione di stabilirsi in Danimarca. La disposizione, secondo il governo di Copenaghen, dovrebbe servire a coprire le spese per la permanenza entro i confini nazionali degli immigrati che scappano dalle guerre e dalla fame. Il premier danese conservatore, Lars Lokke Rasmussen,  ha difeso il provvedimento dicendo che le misure sui migranti prevedono le stesse condizioni inerenti ai cittadini disoccupati. Questi, infatti, se desiderano accedere al sussidio hanno l’obbligo di vendere tutti i loro beni di valore superiori a 10 mila corone (circa 1.350 euro). Tra le misure al voto del Parlamento danese anche l’allungamento dei tempi per il ricongiungimento familiare, fino a tre anni (prima era di 12 mesi). Tra i ritocchi della legge la possibilità dei rifugiati di mantenere i beni personali di “valore sentimentale”. La Danimarca attende circa 20mila richiedenti asilo nel 2016, 5 mila in più rispetto allo scorso anno.

L’ambasciatore: tutto legittimo

Di fronte al pressing di polemiche, che hanno oltrepassato i confini nazionali, l’ambasciatore danese in Italia ha chiarito che «il provvedimento approvato dal Parlamento è in linea con l’articolo 8 della Convenzione per i diritti dell’uomo». Con le nuove norme – ha spiegato – «anche i rifugiati saranno obbligati a finanziare la propria permanenza se possibile, oppure sarà la società a prendersene cura. La novità è che le stesse regole che valgono per i danesi varranno anche per i richiedenti asilo. In Danimarca abbiamo un sistema sociale che funziona e che riteniamo prezioso, pertanto meritevole di salvaguardia e tutela».

Le reazioni in Europa

Per Amnesty international si tratta di un “giorno nero” soprattutto per il prolungamento dei tempi per il ricongiungimento familiare. Critiche durissime anche dal commissario ai Diritti umani del Consiglio d’Europa, A insorgere in Italia è soprattutto il Pd che si dichiara «basito» per la normativa sui migranti varata da Copenaghen. «La legge mina nelle sue fondamenta i valori di solidarietà e umanità su cui abbiamo costruito l’Europa del dopoguerra», è il commento dei deputati dem del comitato Schengen , Giorgio Brandolin e Maria Chiara Gadda. «L’Italia insieme alla Grecia, in quanto frontiere esterne – hanno aggiunto – subiscono un impatto maggiore dal fenomeno delle migrazioni. I paesi del Nord cerchino di immaginare un’Europa capovolta. Se davvero vogliamo continuare a sentirci europei, chi è più a nord e più lontano da questo dramma epocale non rimanga indifferente e condivida anche la responsabilità di essere assieme Europa».