Hollande in India: arriva minaccia di far saltare l’aeroporto a Mumbai

Una minaccia precisa di “far saltare in aria” l’aeroporto di Mumbai, nell’India centrale, “entro il 2 febbraio”. L’ha pronunciata, al telefono, ieri pomeriggio, uno sconosciuto, secondo l’agenzia di stampa Ians, parlando in hindi con una funzionaria dell’aeroporto international Chhatrapati Shivaji ed ha fatto elevare ulteriormente i dispositivi di sicurezza già allertati per altre precedenti minacce.
Al termine di una riunione delle agenzia per la sicurezza indiane la minaccia dello sconosciuto è stata definita “non specifica” ma i servizi di intelligence in India sono già in stato di massima allerta per l’arrivo a Chandigarh, in Punjab, del presidente francese François Hollande per una visita di tre giorni, durante la quale assisterà martedì, come ospite d’onore, alla tradizionale parata che segna la Festa della Repubblica indiana in cui sfilerà per la prima volta una unità militare straniera, in questo caso appunto francese.
Alcuni giorni fa il consolato francese a Bangalore ha ricevuto una lettera di minacce per Hollande che portava la firma di Al Qaida, minacce che hanno portato a introdurre importanti misure di sicurezza a Chandigarh e a New Delhi.
Il pomeriggio del capo di Stato francese, che è accompagnato da una folta delegazione di imprenditori, sarà dedicato all’economia con un Vertice economico franco-indiano ed un incontro riservato all’incontro fra Ceo di imprese francesi ed indiane.
Per domani l’agenda di Hollande prevede gli incontri politici ufficiali, fra cui quello con il premier indiano Narendra Modi, e la firma di alcuni accordi bilaterali.
Riguardo all’acquisto, già definito dall’India di un gruppo di aerei da caccia Rafale in un affare da 10 miliardi di dollari, il capo dello Stato francese ha assicurato che “l’affare è sulla buona strada” ma che “i suoi aspetti tecnici richiedono ancora tempo per essere definiti”.
Hollande ha scelto di arrivare a Chandigarh per una visita alla città indiana interamente progettata 60 anni fa dal grandissimo architetto franco-svizzero Le Corbusier che la immaginò e poi la fece realizzare come una vera e propria città ideale.
Le Corbusier doveva costruire un simbolo di speranza, l’idea dell’India moderna, la città ideale, appunto.
Il suo piano urbanistico comprendeva molte aree verdi tra le costruzioni che, ancora oggi, caratterizzano questa città indiana, come il palazzo dell’Assemblea o altri edifici pubblici.
La pianta di Chandigarh assomiglia, così, al corpo umano, con gli edifici governativi e amministrativi nella testa, le strutture produttive ed industriali nello stomaco, quelli residenziali alla periferia del tronco, come se fossero isole autonome.
Un’intuizione che, ancora oggi, fa di Chandigarh una città a sé rispetto al resto dell’India.