Guerra all’Isis, il Pentagono preme sull’Italia: a quando i raid in Iraq?

Guerra all’Isis e battaglie della diplomazia internazionale. Il segretario alla Difesa Usa Ash Carter tira le orecchie al nostro ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Per sconfiggere l’Isis i partner dell’America, Italia compresa, devono fare di più, valutando anche la possibilità di attacchi aerei contro lo Stato Islamico. Basta chiacchiere, insomma, tuona l’America al suo storico partner: ora servono i raid aerei e la dimostrazione di far parte – fattivamente – di una colalizione internazionale.

Guerra all’Isis, la strigliata Usa all’Italia

La richiesta sarebbe arrivata direttamente dal Pentagono, il mese scorso, attraverso una lettera del segretario alla Difesa Ash Carter a Roberta Pinotti e agli altri colleghi dei Paesi che partecipano alla coalizione contro l’Isis. In un passaggio della lettera, secondo quanto anticipato dal sito Wikilao, Carter scrive: “Facendo riferimento alle nostre conversazioni durante la mia visita a Roma di inizio ottobre, spero che in futuro l’Italia considererà di contribuire con raid (strike capability) nella lotta contro l’Isis in Iraq”. Noinete giri di parole, insomma. Niente perfirasi diplomatiche o velati richiami ad accordi internazionali: Carter è diretto: l’Italia di Renzi non può più stare con un piede dentro e l’altro fuori…

La lettera di Carter alla Pinotti

Le difficoltà nella guerra al Califfato, che stenta a concludersi nonostante mesi di raid, hanno condotto gli Stati Uniti a considerare l’ampliamento delle operazioni militari, soprattutto aprendo un altro fronte in Libia dopo la Siria e l’Iraq, con gli europei in prima linea. Ecco il perché della veemente richiesta nella lettera di Carter indirizzata alla Pinotti come monito e indicazione di una nuova strategia da seguire. Nessuno escluso. Come rivendicato nella missiva di cui ha dato inizialmente notizia il New York Times, in cui il capo del Pentagono ha spiegato di “apprezzare profondamente l’impegno dell’Italia in questa lotta”, rilevando tuttavia che “c’è ancora molto da fare”. Secondo il segretario alla Difesa Usa gli italiani, infatti, che hanno guidato l’addestramento delle forze di polizia irachene poi impiegate nel prendere il controllo delle città riconquistate dallo Stato Islamico, possono aiutare la coalizione inviando più addestratori e personale aggiuntivo per aiutare nelle operazioni di sorveglianza, intelligence e ricognizione. Ma anche, secondo il passaggio diffuso da Wikilao, valutando la possibilità di colpire le milizie del Califfato.

Washington chiama (con veemenza) Roma

Sulla Libia, Washington ha già fatto sapere che conterà “sull’esperienza, le risorse e le capacità dell’Italia” in quel teatro di crisi così vicino alle nostre coste. E del resto, il governo italiano, da parte sua, non si è sempre detto pronto ad assumere un ruolo di leadership in un eventuale intervento militare, a condizione che sia richiesto da un governo riconosciuto? Intanto, l’offensiva diplomatica americana per rafforzare la campagna anti-Isis proseguirà la settimana prossima partendo proprio da Roma, che martedì ospiterà la riunione ministeriale in formato small group della coalizione internazionale, composto da 23 Paesi oltre l’Unione Europea, co-presieduta dal segretario di Stato John Kerry e dal ministro Paolo Gentiloni. Tra Washington e Roma il confronto proseguirà al più alto livello con l’incontro alla Casa Bianca tra i presidenti Barack Obama e Sergio Mattarella, l’8 febbraio. Poche vie di fuga insomma:il tempo per tergiversare e tenersi diplomaticamente fuori sembra essere scaduto.