Quarto, Grillo prova a metterci una toppa: «Il voto delle mafie ci fa schifo»

Movimento 5 Stelle, ovvero le disavventure della virtù. L’affaire Quarto esplode tra i neogiacobini dell’antipolitica e del moralismo a buon mercato, lordandone l’immagine di “puri e duri” dell’etica. E il patron del MoVimento, ovvero Beppe Grillo, prova a metterci una toppa.  «A chi ha orecchie per intendere ribadiamo un concetto che per noi è scontato: i voti delle mafie ci fanno schifo»: così dice Grillo, sul blog, a propostio della vicenda di Quarto . “Le mafie – continua Grillo – da sempre tentano di salire sul carro del vincitore. Ci hanno provato anche con il M5S a Quarto e succederà anche in futuro» . Succedererà anche in futuro? Excusatio non petita, accusatio manifesta.  «Nessuna forza politica può impedire alla mafia di provare a bussare alla propria porta, ma quando ciò accade quella forza politica ha due possibilità: aprire quella porta e farla entrare oppure sbattergliela in faccia. Il M5S quella porta a Quarto l’ha sbattuta con violenza e sarà sempre così»: che strano, all’improvviso Grillo s’accorge che la politica può essere oggetto delle attenzioni del malaffare. Questo significa, quantomeno, che anche il M5S è diventato… politica. Già, la politica: è la “parolaccia” che Grillo ha sempre esibito, prima negli spettacoli e poi  nei comizi.

Sta di fatto però che la vicenda Quarto ha messo in grosso imbarazzo, due big del M5S, Luigi Di Maio e Roberto Fico, i quali hanno fatto comizi proprio a Quarto durante la campagna elettorale. Circostanza che Fico non ha potuto  smentire, salvo poi affermare solennemente che «i voti inquinati non sono stato determinanti». Come fa a dirlo? Forse che i seguaci di Grillo che agiscono a Quarto, hanno l’abitudine, come avveniva nella prima Repubblica, di “riconoscere” i propri sostenitori dalle schede che escono nei seggi?

«La mafia mi fa achifo». Prima di Beppe Grillo, lo affermò Totò Cuffaro, ex governatore della Sicilia. E si fece cinque anni di galera.