Gianluca Sciannaca. Chiedete alle “anime belle” della sinistra se sanno chi è

11 Gen 2016 15:02 - di Antonella Ambrosioni

Gianluca Sciannaca era un semplice carabiniere di 41 anni originario di Militello Val di Catania, morto durante l’adempimento del suo dovere, durante un sopralluogo di una casa dove erano stati segnalati due ladri per perpetrare un furto. Una notizia morta e sepolta nello spazio di poche ore, senza soffermarsi troppo sul sacrificio di un agente italiano che ha perso la vita per difendere la proprietà di qualcuno in pericolo. La stampa di sinistra e i loro siti non si soffermano un minuto di più sulla vita di Gianluca Sciannaca, nulla ci raccontano di lui, della disperazione dei familiari e dei suoi amici e colleghi. Un signor nessuno. Forse non vale la pena per la sinistra parlarne più di tanto. Una vita non spendibile politicamente, non era straniero, non era clandestino, non aveva precedenti penali. Una vita sulla quale non si può esercitare alcun tipo di buonismo. Sciannaca, un Carneade come tanti nel tritacarne delle tante anonime vite spezzate. Eroi del quotidiano che non fanno notizia. Soprattutto se italiani…

Per la sinistra Gianluca Sciannaca è un signor nessuno

Certo non fa notizia in confronto a un “personaggio” come il ladro albanese ucciso – per legittima difesa – da Francesco Sicignano nella sua villetta di Vaprio, dove il 22enne si era introdotto per rubare. Come non notare la differenza di attenzioni, di particolari, di racconti, di testimonianze dei suoi amici per la sua triste fine. Il colpevole della vicenda, alla fine, a dare retta ai titoli di certi giornali, sembrava essere Sicignano, reo di esseresi difeso in casa sua. Le vite delle persone non hanno lo stesso valore, lo stiamo apprendendo poco a poco, desolatamente. Non è una macabra gara, parlano le parole, le notizie, i particolari che per giorni e giorni hanno continuato ad essere macinati dalla rete e dai media su Gjergi Gjonj, il ladro albanese rimasto ucciso a Vaprio. Di lui per settimane abbiamo saputo tutto, abbiamo visto le sue foo postate su Fb in compagnia della sua ragazza, abbiamo letto le reiterate inteviste ai genitori, che ogni giorno alzavano il tiro contro Sinignano e ne auspicavano la carcerazione. Senza nulla togliere alla pietas che si deva quando muore una giovane vita, va detto che le notizie diffuse in quei giorni avevano completamente rovesciato il senso dell’accaduto.

“Doppiopesismo” insopportabile della sinistra

Abbiamo letto le imprecazioni degli amici sconvolti del giovane ladro ucciso. «Aveva tutta la vita davanti», dicevano. È vero, ma anche Gianluca Sciannaca a 41 anni aveva tutta la vita davanti. Eppure di lui non si è andati a scomodare il profilo Fb, le sue amicizie, i suoi interessi, i suoi genitori non sono stati intervistati. Di lui solo poche parole per descrivere la dinamica dell’incidente avvenuto durante un sopralluogo in una casa a Ramacca, in cui era stata segnalata la presenza di due individui sospetti. L’appuntato Sciannaca ha notato una botola che dava accesso al sottotetto del palazzo, attraverso una scaletta pieghevole e, confidando sulla sua tenuta, ha poggiato i piedi su un lucernaio in vetro provocandone il cedimento e cadendo nella tromba delle scale, alta circa dodici metri. Il militare è stato trasportato immediatamente presso l’ospedale di Caltagirone, ma è morto durante il trasporto. Per lui solo la sobrietà dei colleghi che ne ricordano la sua spontaneità, semplicità e solarità;  e le solite frasi di rito, «lascia gli anziani genitori, un fratello e una sorella». Il suo nome dopo un giorno è già dimenticato. Possibile che si sia arrivati a questo grado di indifferenza per un militare italiano e a questa amplificazione retorica quando le (presunte) vittime sono straniere?

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