Garante per l’Infanzia, che coincidenza: candidate le mogli di Fassino e Folena

Quanto conta essere moglie di leader in casa Pd? La domanda non è fuori luogo. La risposta semplice: conta molto, anzi moltissimo. Prendiamo il caso della  nomina del Garante per l’Infanzia, di cui si stanno occupando in queste ore i presidenti dei due rami del Parlamento, Grasso e Boldrini. Bene, l’incarico finora ricoperto da Vincenzo Spadafora è scaduto da novembre. Siamo in regime di prorogatio, ma anche l’ultima proroga è in scadenza. Di qui la necessità di indicare il nuovo titolare di un ufficio che garantisce uno stipendio di 200 mila euro lordi all’anno, un trattamento equiparato a quello di un capo dipartimento della presidenza del Consiglio. Il mandato dura cinque anni. A contendersi la partita un quartetto di donne, tra le quali campeggiano i nomi di Anna Serafini e Andrea Catizone. Chi sono? La prima è stata più volte parlamentare. Deputata per sei legislature del Pd, Anna Serafini è la consorte di  Piero Fassino, attuale sindaco di Torino, dopo esser stato segretario del Partito Democratico e ministro. Andrea Catizone, avvocato esperta di diritti umani, è moglie di Pietro Folena, più volte parlamentare e leader del correntone Ds all’epoca della segreteria di Fassino. Quando si dice: i ricorsi storici. Intendiamoci, sia Anna Serafini che Andrea Catizone vantano un curriculum di tutto rispetto. In una intervista, Andrea Catizone, ha dato prova anche di onestà intellettuale. Ha ammesso che “la vicinanza di un uomo importante consente di accedere al mondo del potere e ad ambienti di un cero livello. E questo è senz’altro un vantaggio..”. Ciò non toglie, comunque, che se nel periodo di governo berlusconiano qualcuno si fosse azzardato ad avanzare candidature di mogli di uomini politici appartenenti a quello schieramento, da sinistra avrebbero alzato barricate, urlato, lanciate accuse di familismo , e via imprecando. Chissà, sulle pagine dell’Unità sarebbero state scomodate anche le tesi di Edward Banfield, il sociologo che studiò appunto il fenomeno del familismo amorale come fattore di arretratezza culturale, oltre che di inclinazione a favorire la parentela. E qualcuno vi avrebbe visto finanche una lesione democratica. Ma questo, si sa, fa parte del passato…