Da Forza Italia 300 emendamenti per bloccare le unioni e le adozioni gay

Forza Italia accelera sull’opposizione al ddl Cirinnà. La posizione dei berlusconiani sulle unioni civili è stata a lungo oscillante tra i fautori di un approccio morbido verso le questioni più spinose come le unioni gay e la cosiddetta stepchild adoption, cioè l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali, e la parte di chi invece accetta volentieri il limite di una regolamentazione di alcuni aspetti (civili e patrimoniali) delle sole unioni eterosessuali.

Gasparri: «In tanti contro il ddl Cirinnà»

Alla fine è stato necessario l’intervento di Silvio Berlusconi – sollecitato in tal senso anche dalla compagna Francesca Pascale, favorevolissima alla più larga apertura verso gli omosessuali – che si è cavato d’impaccio con un salomonico rinvio alla libertà di coscienza. Comunque sia, il grosso dei parlamentari sembra deciso a non recedere dalla linea dura. Lo ha ben spiegato il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri annunciando la presentazione delle modifiche forziste al “Cirinnà”. «Il nostro gruppo – ha spiegato l’ex-ministro – vuole un confronto approfondito e di merito al Senato su questi delicati temi. E proprio per questo gli emendamenti che abbiamo presentato sono circa 300». Gli aspetti cui fa esplicito riferimento Gasparri, che si è richiamato alle «decisioni emerse il 13 gennaio dalla riunione dei propri gruppi parlamentari», sono le «adozioni da parte di coppie gay o peggio la turpe pratica dell’utero in affitto».

Da FI nessun ostruzionismo ma un plauso al Family day

Linea dura, tuttavia, non significa cedere alla tentazione di una strategia ostruzionistica che Gasparri giudica «sbagliata» dal momento che l’obiettivo della battaglia consiste nella formazione di «uno schieramento ampio che difenda la famiglia e i principi costituzionali». Lo sguardo dei forzisti contrari al “Cirinnà” va oltre le schermaglie parlamentari per posarsi sul Family day del prossimo 30 gennaio. Gasparri ci sarà, sebbene  «senza insegne di partito». Sarà – prevede il vicepresidente del Senato – «un evento colossale che inciderà, non solo sui lavori parlamentari, ma sulla stessa società italiana».