Fango dagli Usa sul nemico Putin: Obama vuole il ritorno alla Guerra Fredda

Le accuse di corruzione rivolte al presidente Vladimir Putin dalla Casa Bianca sono «inaccettabili, scandalose e offensive»: lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. Secondo il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, il giudizio dato nei giorni scorsi da un sottosegretario al Tesoro Usa che Putin è corrotto «riflette al meglio la visione dell’amministrazione» Obama. «Certamente il presidente è a conoscenza di queste dichiarazioni», ha assicurato Peskov aggiungendo che anche lo stesso Putin «le considera assolutamente inaccettabili e inappropriate per funzionari degli Stati Uniti di così alto rango. Vi dico francamente – ha proseguito il portavoce del Cremlino – che se io per esempio mi fossi permesso un insulto simile contro il presidente americano mi avrebbero licenziato». Quindi, «il Cremlino si aspetta ulteriori chiarimenti dalle autorità statunitensi sulle accuse di corruzione rivolte a Vladimir Putin», ha detto Peskov, definendo le dichiarazioni della Casa Bianca «assolutamente senza precedenti». E ha aggiunto: «È evidente l’uso del tema russo e del tema Putin nel gioco elettorale negli Stati Uniti, là tutti fanno a gara a criticare la Russia e Putin e fanno a gara a chi lo farà in maniera più impressionante». Non solo, ma «accusando Putin di essere corrotto, gli Usa dimostrano di aver iniziato a prepararsi per le presidenziali russe del 2018 e di voler esercitare pressioni per influenzare l’andamento della futura campagna elettorale con una campagna diffamatoria», ha concluso il portavoce del Cremlino.

 Per il Cremlino le accuse a Putin sono del tutto infondate

Insomma, scende un nuovo gelo tra Washington e Mosca. Gli Stati Uniti non sopportano che un’altra nazione “osi” fare ombra al suo dominio sul pianeta, e reagisce muovendo le sue pedine: Onu, Ue, Paesi occidentali, scatenandoli contro il nemico comune, che adesso è Putin. Mai prima l’amministrazione Obama era stata così esplicita nel puntare il dito direttamente contro il presidente russo e il suo presunto “tesoro segreto”, valutato nel 2007 dalla Cia – agenzia che spesso si è distinta per le suje errate valutazioni in passato – in circa 40 miliardi di dollari. A far spirare nuovi venti di guerra fredda sono le parole di Josh Earnest, il portavoce della Casa Bianca, che assesta un altro duro colpo all’immagine di Putin dopo l’ipotesi formulata dalla pubblica accusa britannica che il leader russo abbia “probabilmente” approvato l’uccisione dell’ex spia del Kgb Alexander Litvinenko. Ma sul tesoro di Putin si favoleggia da anni: ville, dacie, aerei, orologi, ma soprattutto partecipazioni nei colossi di Stato, da Gazprom a Surgutneftegz, e altre invenzioni targate Usa. Ma già nel 2008 lo stesso presidente russo era intervenuto personalmente per liquidare come “spazzatura” la notizia che lo indicava come l’uomo più ricco d’Europa. Accuse spesso rilanciate dall’oppositore Alexiei Navalni, il nemico numero uno di Putin, ma senza mai prove. Tanto che ora il Cremlino ha chiesto agli Usa di tirare fuori le prove: «Muovere accuse simili per un ente come il ministero delle Finanze Usa senza sostenerle con delle prove concrete getta un’ombra sull’ente stesso», aveva detto. Ora per Mosca l’onere prove ricade sulla Casa Bianca.