Family day: il centrodestra si compatta, il Pd si spacca. Ecco chi ci sarà

Il Family day  comincia a delinearsi e a prendere forma. Intanto, c’è la data: l’appuntamento per protestare contro le unioni civili del governo Renzi è stato fissato per il 30 gennaio a piazza a San Giovanni a Roma. Poi, c’è lo slogan: «Difendiamo i nostri figli». E, poi ancora, le adesioni. Il fronte anti-unioni civili, infatti, si allarga: con i manifestanti teodem e le associazioni cattoliche si sono già schierati il centrodestra e anche alcuni esponenti Dem e alfaniani che non digeriscono il ddl Cirinnà.

Family day, ecco le prime adesioni

Già a titolo personale sono arrivate le prime adesioni politiche.  Per Forza Italia  hanno annunciato la propria partecipazione i senatori Maurizio Gasparri e Francesco Aracri. «Parteciperemo in tanti al Family day del 30 gennaio senza simboli di partito ma come cittadini che vogliono difendere i figli e la famiglia», ha detto Gasparri sottolineando che il «Family day non è un raduno di tifoserie. Sbaglia chi lo definisce in questo modo. Sarà una manifestazione promossa da associazioni e non da partiti alla quale chi vuole può andare senza insegne per difendere la famiglia, così come la descrive la Costituzione, e il principio che un bambino ha il diritto ad avere un padre e una madre. Equiparare il Family day ad altri eventi è un grave errore e spero che chi lo ha fatto ci ripensi, apra gli occhi e venga il 30 gennaio a Roma. Chi difende la famiglia non è una fazione ma l’anima della Nazione». Ci sarà anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Scenderemo in piazza, senza simboli di partito, per sfilare al fianco delle famiglie e per dire no alla legalizzazione dell’utero in affitto attraverso la stepchild adoption, per riaffermare la centralità della famiglia fondata sul matrimonio e per difendere il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre». Al suo fianco Fabio Rampelli: «Partecipo perché i minori non hanno bisogno di chi pubblica liste di proscrizione».

I sì della maggioranza

Il ddl Cirrinnà ha provocato una frattura all’interno della stessa maggioranza. Alla manifestazione di piazza San Giovanni ha detto “sì” l’ex ministro della Giustizia, Giuseppe Fioroni che ha anche annunciato il suo voto contrario  in Parlamento: «A titolo personale parteciperò al Family day che, ribadisco, è una iniziativa che non è contro qualcosa, ma a sostegno della famiglia unica e quindi che la famiglia è una e i diritti sono per tutti. Io personalmente ci sarò».  Fioroni ha spiegato: «Non c’è la libertà di coscienza perché siamo furbi, ma c’è la libertà di coscienza perché non può essere né una tessera di partito né un programma di governo a dettare l’etica alle coscienze. Posso quindi parlare per me: se ci sono le adozioni, io non voterò!». In coda per partecipare alla manifestazione c’è anche il deputato di Area Popolare, Gianni Sammarco: «Aderisco a titolo personale  e ritengo che la libertà  di coscienza sia la strada più giusta  e democratica per esprimersi su un tema delicato e complesso».  Più critico il collega di partito Alessandro Pagano: «Non era difficile prevedere che il ddl Cirinnà avrebbe diviso il Paese e si sarebbe potuto rivelare  un boomerang per Renzi, rimasto “prigioniero” delle lobby Lght».

In piazza anche la Regione Lombardia

È arrivata anche l’adesione ufficile della Regione Lombardia per bocca dell’assessore alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini: «In coerenza con le politiche a favore  della famiglia messe in campo dalla giunta Maroni io e altri colleghi rappresenteremo la Regione Lombardia a Roma».