El Chapo tradito dalla sua vanità: stava girando un film autobiografico

Tradito dalla sua stessa vanità. Joaquin El Chapo Guzman, il re del narcotraffico messicano del cartello di Sinaloa, famoso quanto il colombiano Pablo Escobàr, ricatturato venerdì dopo che era rocambolescamente evaso da un carcere si massima sicurezza sei mesi fa, era impegnato nella realizzazione di un film autobiografico, e per questo ha commesso passi falsi. Lo ha rivelato il procuratore generale messicano Arely Gomez nel corso di una conferenza stampa all’aeroporto di Città del Messico, in cui ha detto che El Chapo aveva già preso contatto con attrici e produttori. Ora ha detto ancora il procuratore Gomez, El Chapo verrà ricondotto nella stessa prigione di Altiplano da dove l’11 luglio scorso è fuggito attraverso un tunnel sotterraneo lungo un chilometro e mezzo. Una fuga spettacolare, che evidentemente secondo El Chapo – e secondo i produttori –  meritava di essere raccontata in un film. Due volte è scappato, ma due volte lo hanno ripreso: El Chapo, il più ricco e potente narcotrafficante messicano, è stato insomma ricatturato da uomini dei Marines messicani a Los Mochis, una cittadina sotto il controllo della sua organizzazione criminale. «Missione compiuta», ha esultato il presidente Enrique Pena Nieto, annunciando per primo su Twitter l’arresto del Chapo. La sua fuga dal carcere di massima sicurezza di El Altiplano nel luglio scorso, infatti, aveva posto in forte imbarazzo il suo governo, a causa delle evidenti complicità con le quali aveva contato il superboss per una evasione spettacolare, attraverso un tunnel sotterraneo lungo un chilometro e mezzo. Nieto, in un breve intervento televisivo, ha detto che la cattura di Guzman rappresenta «un orgoglio per l’intera nazione, un trionfo per lo Stato di diritto, che dimostra che le istituzioni dispongono delle capacità necessarie per affrontare chi minaccia la tranquillità dei messicani». Ed ha rivendicato i successi nella lotta ai boss: con el Chapo sono 98 i criminali più ricercati assicurati alla giustizia su 122.

Ma quanto rimarrà ora in carcere El Chapo?

Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, El Chapo è stato catturato al termine di un duro scontro a fuoco contro gli uomini del boss, cinque dei quali sono morti nella sparatoria, durante la quale è rimasto ferito anche un militare. Nell’operazione, hanno riferito fonti ufficiali, sono stati sequestrati quattro veicoli, dei quali due blindati, otto armi lunghe, un lanciarazzi e una ingente quantità di dollari in contanti. L’opinione pubblica messicana ha così assistito per seconda volta allo stesso copione. Nieto aveva già annunciato l’arresto del Chapo Guzman su Twitter nel febbraio del 2014, quando altri uomini della Marina militare avevano catturato il narcotrafficante a Mazatlan, una località costiera dello Stato di Sinaloa, nel nordovest del Messico, poco lontano da Los Mochis. El Chapo era scappato 13 anni prima, nel 2001, da un altro carcere di massima sicurezza, questa volta quello di Puente Grande, a Jalisco, dove scontava una pena a 20 anni di carcere. La sua seconda latitanza, invece, è durata meno di sette mesi, ed è stata piuttosto movimentata: lo scorso 16 ottobre le autorità hanno informato di uno scontro a fuoco in una località non precisata dello Stato di Sinaloa, durante il quale Guzman era rimasto ferito al volto, ma era riuscito comunque a scappare. Anche la seconda fuga del Chapo, insomma, lo ha riportato al cosiddetto Triangolo d’Oro, la remota regione agricola a cavallo fra Sinaloa, Durango e Chihuahua dove è nato 61 anni fa, e dove è ancora rispettato e temuto, come un signore feudale. Resta ora da vedere se il Messico concederà l’estradizione verso gli Usa del narcoboss più ricercato del mondo: Washington l’ha richiesta nel giugno scorso. Secondo analisti della stampa messicana, anche se legalmente l’estradizione potrebbe avvenire anche subito, è probabile che non sia concessa immediatamente. Ma la vera domanda è: quanto rimarrà in carcere?