De Girolamo scrive al Papa: “Non posso fare da madrina a mia nipote, perché?”

“Mia sorella ha chiesto a me e a mio marito Francesco di essere rispettivamente madrina e padrino al battesimo di sua figlia. Un parroco di Benevento, nonché il vicario del Vescovo, al quale mia sorella si è rivolta ha risposto che io e mio marito non possiamo svolgere quel ruolo in quanto non sposati in chiesa e, seppur nessuno dei due sia mai stato precedentemente sposato, non abbiamo i titoli per adempiere alla funzione di assistere la bambina nella sua crescita cattolica. Le devo confessare che il diniego mi ha fatto molto male. Credo che la mia situazione sia comune a migliaia e migliaia di persone alle quali oggi viene vietata la concessione dell’Eucarestia soprattutto se separate o divorziate, anche quando questa tragedia è stata subita e non cercata”. Lo scrive Nunzia De Girolamo, deputata di Forza Italia, in una lettera indirizzata a Papa Francesco e pubblicata da Il Mattino. “Mi chiedo e oso chiederLe, Santo Padre, che cosa siano i sacramenti. Sinceramente sono disorientata. Credevo, forse sbagliando, che fossero strumenti per aiutare gli uomini a raggiungere la grazia. Ma forse le regole sono più importanti della sostanza e non oso discutere sulla sostanza, quanto sulla loro attualità. In questo momento non mi sento pienamente serena e non Le nascondo la tentazione, che riesco a trattenere, nel voler dire a quel parroco di quanta ipocrisia oggi ci sia nel concedere grazie, sacramenti e benedizioni a quei sedicenti fedeli il cui abito appare bello e scintillante e invece dentro è pieno di marciume. E non sto parlando di camorristi e mafiosi ai quali molti di quei ministri di Dio concedono finanche gli inchini, no: mi riferisco a quelle unioni magari regolari, ma che di sano e di rispettabile hanno solo i timbri del vescovo di turno”. “Le chiedo perdono per il mio linguaggio, ma credo che la Chiesa così si allontani sempre più dalla sua missione e che da essere Madre, e una Madre perdona sempre a chi si avvicina a lei, sia diventata supremo giudice pur non essendolo. Non chiedo nessuna deroga per quanto mi riguarda, ci mancherebbe altro, andrò in chiesa e reciterò la mia preghiera per mia nipote (e anche per il parroco, pur non avendo il dono della santità). Mi sembra di aver smarrito l’indirizzo di quella Chiesa come ospedale da campo, come sottolineato da una Sua straordinaria immagine. E sono talmente disorientata che non riesco a vedere la luce nemmeno nell’analizzare la legge sui diritti civili, che è un dovere assoluto disciplinare. Continuo a pensare che l’impianto generale sia sbagliato, ma mi chiedo se in alcuni momenti non serva quel colpo di rasoio che separi il passato dal futuro e che aiuti a guardare bene il presente. Pur con il timore che le mie idee possano essere considerate sbagliate, chiedo la Sua paterna comprensione e Le chiedo di indicare a me o a quel parroco la strada da percorrere”, conclude De Girolamo.