David Bowie, omaggio alla genialità futurista di un artista planetario

Un artista futurista. David Bowie è stato tanto. Carne che s’è fatta musica. E ricerca. Ricerca musicale costante, continua. Un polistrumentista esigente e rigoroso. Non solo pop né solo rock. Commistione di generi. Contaminazione. Artista. Con trucco e parrucco. Quello che spiazza anche i suoi fans. Che li fa oscillare. Perchè lui è l’artista. E l’artista è avanti. Indica e non insegue. E se è la musica l’espresione scelta, ciò non significa che essa stessa possa mai divenire un limite o un recinto. Perciò David Bowie s’è scoperto e consolidato mito già in vita. Perchè ha ammaliato, coinvolto ed entusiasmato moltitudini. E disgustato pure più di qualcuno. Tutti quelli che probabilmente il futuro neppure l’hanno mai immaginato. David Robert Jones, in arte Bowie, è stato un prototipo di futurista. Controcorrente sempre. Autenticamente futurista. Scandalosamente scandaloso. Volutamente eccessivo, sopra le righe. Mai schiavo della melodia, ma dominatore del pentagramma. E perciò futurista fuori tempo. Innamorato e studioso del futurismo. Studioso riservato e intimo. Attento a cogliere e condividere l’essenza di quella corrente artistica diramatasi nelle trincee della Grande Guerra. Certo, può suonare strano leggere così il fenomeno David Bowie. Opinabile, almeno. Può far storcere il naso se non le orecchie. Ma forse, proprio nel momento della scomparsa, può essere un modo non convenzionale di ricordarlo. Di omaggiarne il talento cristallino. E perciò anche di ripercorrere la beata svalvolatezza dei nostri vent’anni passati ad ascoltare le sue performance.