La Cia compie 70 anni: una storia con poche luci e molti fallimenti

Un anniversario importante, 70 anni: è il traguardo cui giunge la Cia, l’agenzia di spionaggio americana per l’estero, considerata a lungo ‘l’ombra del potere’ Usa. Una storia che ha visto la Cia sempre alla ribalta della cronaca, anche se storicamente più nel male che nel bene, come confermano anche gli ultimi scandali di fine 2015: dalle presunte false informazioni ad Obama sull’Isis all’imbarazzante divulgazione da parte di Wikileaks di dati personali del suo potente capo, John Brennan, dopo l’hackeraggio del suo account di posta elettronica. Ma lunga è la ‘lista nera’ dei misfatti e dei fallimenti dell’agenzia di intelligence con sede a Langley, in Virginia: colpi di Stato, dall’Iran a vari Paesi sudamericani, uccisioni e tentati omicidi di leader politici stranieri, spionaggio interno come quello del Watergate.
L’agenzia di intelligence non si è risparmiata neppure uno scandalo rosa, quando quattro anni fa il suo direttore, il generale David Petraeus, si è dimesso ufficialmente a causa di una storia extraconiugale con l’autrice della sua biografia, anche se sulla vicenda si è allungata l’ombra delle accuse di inefficienza alla Cia per la gestione della rivolta di Bengasi dell’11 settembre 2012, quando fu ucciso l’ambasciatore americano.
La Cia di fatto sorse sulle ceneri dell’Office of Strategic Services (Oss), nato per la Seconda guerra mondiale, e si trasformò subito in una micidiale arma politico-militare nell'”epoca d’oro” della guerra fredda, quando il suo principale nemico fu il Kgb sovietico. Una delle sue missioni principali, in gran parte fallita, fu quella di contenere il comunismo in Europa dell’est, sostenendo i gruppi anti comunisti, infiltrando e sabotando, soprattutto in Ucraina, Bielorussia e Polonia. La Cia ebbe più successo nei suoi sforzi di limitare l’influenza del comunismo in Francia e in Italia, soprattutto nelle elezioni italiane del 1948: un’ombra che è arrivata sino al sequestro Moro. Famigerate sono rimaste le operazioni clandestine, a partire dagli anni Cinquanta, per ribaltare governi nemici o pericolosi per gli Usa: nel 1953 in Iran fu deposto, insieme ai servizi segreti britannici, il governo democraticamente eletto di Mohammad Mosadeq, l’anno dopo toccò al presidente del Guatemala Jacovo Arbenz Guzman, che aveva toccato interessi legati direttamente all’allora segretario di Stato Usa John Foster Dulles, fratello di Allen Dulles, capo della Cia. Un intervento, quest’ultimo, che produsse una lunghissima guerra civile. Tra i “gioielli di famiglia” anche l’attività cospirativa nei primi anni Settanta contro il presidente socialista cileno Salvatore Allende, deposto dal dittatore Augusto Pinochet, e negli anni Ottanta il sostegno ai Contras contro la giunta sandinista marxista.
Dopo lo scandalo spionistico del Watergate nel 1972, che costrinse il presidente Richard Nixon a dimettersi, il Congresso tentò di limitare poteri ed eccessi dell’agenzia. Ma nuovi scandali sono emersi anche recentemente: dal Cia-gate del 2003, che coinvolse alcuni funzionari del governo di George Bush colpevoli di aver rivelato notizie riservate sull’agente coperto Valerie Plame, alle ‘extraordinary renditions’ seguite all’11 settembre. Tra queste il rapimento dell’imam egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano nel 2003 con la collaborazione dei servizi segreti militari italiani. Nel 2013 la Cia è stata risparmiata dalla bufera dell’Nsa-gate scatenata dalle rivelazioni di Edward Snowden, ma il contractor della National Security Agency era pur sempre un dipendente dell’agenzia di Langley.