“Charlie Hebdo”, Parigi un anno dopo. Hollande: il terrore non ci ha fermato

Charlie Hebdo, un anno dopo. Era il 7 gennaio 2105 quando un gruppo di terroristi mise a fuoco e fiamme a Parigi la sede del giornale satirico Charlie Hebdo causando la morte dodici persone, 11 giornalisti e un poliziotto.

L’attentato a Charlie Hebdo

Si è trattato dell’attentato terroristico col maggior numero di vittime in Francia dopo la strage dello scorso 13 novembre al Teatro Bataclan e allo Stade de France, che causò la morte di 130 person, e quello del 1961 durante la guerra d’Algeria che causò 28 morti. Nell’anniversario del massacro,  che ha sconvolto l’Occidente e diviso l’opinione pubblica mondiale, non si fermano le diverse interpretazioni di un eccidio comunque interpretato come uno spartiacque della storia transalpina, in un Paese costretto come mai prima a fare i conti con lo spettro dell’Isis e i nemici interni.

Hollande: il terrore non ci ha fermato

«Il terrorismo non ha smesso di far pesare sul nostro Paese una minaccia spaventosa». Sono le prime parole del presidente francese, François Hollande, nel corso della cerimonia di auguri di inizio anno alle forze dell’ordine nel giorno del primo anniversario della strage alla redazione di Charlie. «Sul fronte esterno – ha detto monsieur le president – rispondiamo con le nostre forze armate che lottano al fianco dei nostri alleati contro la barbarie dell’Isis». Sul fronte interno – ha proseguito Hollande – rispondiamo braccando i terroristi, smantellando le loro reti, prosciugando le loro fonti di finanziamento. Ma anche bloccando la loro propaganda di radicalizzazione». Nessuna parola per l’ultima copertina pesantemente antireligiosa scelta da Charlie Hebdo, nel segno del tradizionale copione della rivista francese,  solo un passaggio sulla laicità. «Non accetto – ha detto Hollande – che la bella nozione di laicità sia strumentalizzata da alcuni, in modo da combattere l’espressione pubblica di un culto o per stigmatizzare un determinato gruppo di credenti».