Contro i matrimoni gay la coppia più strana del mondo: Celentano-Santanchè

Nell’infuocato dibattito sulla legge sulle unioni civili, che sta spaccando l’Italia, entra anche Adriano Celentano, cantante di musica leggera, che però ha sempre detto la sua sulle questioni sociali e politiche: «Giusti i diritti civili anche nelle unioni omosessuali, ma il matrimonio è solo tra uomo e donna altrimenti si chiamerebbe patrimonio». È questa l’opinione che Celentano affida al suo blog, intervenendo nella polemica che in questi giorni scuote il mondo politico. «Oggi in televisione su La7 – scrive Celentano – c’è stata la Santanchè di cui ho sempre apprezzato il modo chiaro e soprattutto coraggioso di esprimere le sue opinioni. E come al solito, è quasi sempre dalla parte giusta. Oggi a Tagadà lo è stata ancora di più. Brava Daniela!!!». «Sono d’accordo su tutti i diritti individuali – ha detto la Santanchè – ma credo che la legge Cirinnà abbia ampi profili di incostituzionalità: non ci possono essere paragoni con il matrimonio, che è l’unione tra un uomo e una donna. Inoltre il ddl fa confusione sulle adozioni, perché si tratta dell’adozione del figliastro. Questo, lo dico da donna, mi indigna profondamente e mi fa male, perché apre la porta all’utero in affitto. Non vorrei che nessuna donna al mondo fosse un contenitore, un bancomat da figli».

Prosegue il dibattito sulle unioni civili

E proseguono le reazioni sulle unioni civili: «Non si spacca il Paese per una legge di questo tipo». Lo ha detto il presidente del Forum delle Famiglie, Gianluigi De Palo riguardo il dibattito in corso sul ddl Cirinnà. Il Forum che conta al suo interno circa 400 tra associazioni nazionali e locali e rappresenta circa 4 milioni di famiglie, nel direttivo tenutosi nei giorni scorsi ha manifestato all’unanimità la propria contrarietà al disegno di legge Cirinnà. «Questo ddl non piace a nessuna delle nostre associazioni e a milioni di famiglie italiane. È scritto male, apre chiaramente alla pratica dell’utero in affitto, smentisce la Costituzione italiana riguardo il matrimonio e non tutela mai la parte più debole. Se tantissime famiglie in rappresentanza di milioni di persone – continua De Palo – anche provenienti da molte delle nostre associazioni, decideranno di scendere in piazza il prossimo 30 gennaio, lo faranno perché sono seriamente preoccupate da quanto potrà accadere nel nostro Paese approvando questa legge. Se gruppi, associazioni e singole persone in questi mesi hanno organizzato eventi e dibattiti facendo sentire la loro voce, lo hanno fatto perché hanno a cuore la famiglia, cellula primaria della società. Quando i bambini da beneficiari di diritti diventano un diritto per chi non riesce a farne e il matrimonio diventa un’istituzione messa in secondo piano, c’è qualcosa che non va e stiamo smentendo nei fatti la carta costituzionale», conclude la nota.