Camorra & voti: il M5S si barrica ma Quarto può essere l’inizio della fine…

La faccenda di Quarto, ossia il caso dei voti camorristi arrivati al Movimento di Beppe Grillo, rischia di far saltare il giocattolo messo in piedi dal comico genovese per “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” e mandare all’aria tutto il marciume di una classe politica infetta, corrotta e incapace. Quelle telefonate intercettate di personaggi in odore di camorra che si vantano di “portare anche le ottantenni”a votare per i Cinquestelle, la messe abbondante di suffragi fatti convergere su un soggetto come Giovanni De Robbio, il fatto che a Quarto, dove ora governano i grillini, da Di Battista a Di Maio,  i rivoluzionari della politica dei social e dei tweet abbiano fatto a gara nel sostenere l’attuale sindachessa Rosa Capuozzo, saldamente incollata alla poltrona, indifferente alla bufera che si è scatenata sulla sua amministrazione, sono tutti episodi che mettono a nudo la fragilità di una forza politica che ha costruito sull’antipolitica e su una presunta verginità il mito della  non contaminazione e le fortune elettorali. Presi con le mani nella marmellata, ora i grillini mostrano il peggio. Non riuscendo a resistere alle bordate e alle critiche che piovono sulla loro testa (quanto sarebbe d’oro il silenzio, in questi casi!) passano al contrattacco. Così, uno come Alessandro Di Battista, rispondendo alle accuse che arrivano dal Pd, infila su Facebook la sua versione dei fatti: “Proprio oggi, mentre il Pd fa partire l’ennesima macchina del fango contro il M5S, viene condannato Ozzimo (ex assessore Pd a Roma) per Mafia Capitale. Che pena, hanno favorito la crescita di fenomeni mafiosi nella Capitale, candidano condannati ovunque, hanno salvato dall’arresto il senatore Ncd Azzolini, fanno leggi anti-corruzione che di “anti” hanno solo il nome e ancora parlano. Provano a confondere le acque”. Tutta qui, la risposta su Quarto del grillino Di Battista? Al netto delle considerazioni su Ozzimo, la mafia romana e via discorrendo, ci saremmo aspettati altro. Per esempio che Di Battista chiarisse il caso Quarto, che spiegasse perché non invita la Capuozzo a dimettersi da sindaco, che chiedesse scusa agli italiani. In analoghe circostanze, quando sotto tiro erano sindaci e amministratori di altri partiti , non disdegnavano di esibirsi in spettacolari assalti all’arma bianca, in furibondi flagelli mediatici, mettendo alla gogna tutto e tutti, esercitando inflessibile furore giacobino. E’ lecito chiedere a questi rivoluzionari del piffero (magico e teatrale, trattandosi di un comico come Grillo) dove è finita la loro tanto osannata diversità. E’ proprio vero: il silenzio è d’oro. Però bisogna saperlo praticare.