“Buona scuola” un corno! Per Eurostat peggio di noi c’è solo la Grecia

Più una statistica, è un’autentica sferzata. Che dovrebbe spingere il governo, in particolare il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini a dedicare meno tempo all’inserimento della teoria gender nelle materie d’insegnamento per sforzarsi un po’ di più nel venire a capo del vero problema della scuola italiana e cioè l’assenza di collegamenti con il mondo del lavoro. Se ne parla praticamente da sempre, ma ora la conferma di un tema che da anni e anni domina la polemica politica ogni qualvolta si parla di istruzione arriva da Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea.

Eurostat: Italia penultima in Ue per laureati occupati entro 3 anni

Secondo la rilevazione di Eurostat, infatti, non solo l’Italia è all’ultimo posto per la percentuale di giovani laureati ma anche perché solo poco più di metà di loro (52,9 per cento) risulta occupato entro tre anni dalla laurea. Dopo la Grecia è il dato peggiore nell’Ue, la cui media – nel 2014 – è dell’80,5 per cento. Ancora peggio va per i diplomati: solo 30 su 100 risultano occupati a 3 anni dal titolo, 40 se si considerano i diplomi professionali. Nel complesso le persone tra i 20 e i 34 anni che al termine del percorso formativo nel 2014 hanno trovato lavoro in Italia costituiscono appena il 45 per cento contro il 76 della media europea, in pratica oltre trenta punti indietro. Il dato complessivo è ancor più sconfortante se comparato con quello tedesco (90 per cento) e britannico (83,2).

Per Eurostat  anche la crisi economica e la stretta sulle pensioni

Anche l’educazione terziaria, cioè il percorso formativo ricompreso tra la laurea breve e il dottorato, vede il nostro Paese un solo gradino sopra la solita Grecia con il 52,9 per cento contro il 93,1  della Germania. Secondo Eurostat, su questo fronte l’Italia paga il costo della crisi economica e della stretta sull’accesso alla pensione che ha tenuto al lavoro la fascia di età più anziana. Da noi più che altrove. Infatti, se tra il 2008 e il 2014 la media di giovani occupati a tre anni dal titolo è scesa a livello Ue di otto punti – passando dall’82 al 76 per cento – in Italia c’è stato un autentico crollo: dal 65,2 al 45 per cento, oltre venti punti in meno. Ha fatto eccezione solo la Germania, passata nello stesso periodo dall’86,5 al 90 per cento. Nel Regno Unito la percentuale è rimasta stabile (83,6 per cento contro l’83,2) mentre in Francia la percentuale è scesa dall’83,1 al 75,2 per cento. Secondo Eurostar, nella fascia tra i 30 e i 34 anni gli italiani hanno la maglia nera per l’educazione terziaria con appena il 23,9 per cento di laureati a fronte del 37,9 della media Ue. E Renzi ha pure il coraggio di chiamarla “buona scuola”.