Bullismo, dalla ragazzina di Pordenone alla gang di Milano: ecco gli ultimi casi

In classe, per strada, sui social, al telefonino: il bullismo dilaga, mietendo vittime al di là di ogni limite morale, di qualunque sanzione penale. E poco sembrano incidere le campagne mediatiche e le denunce sociali, sollecitate dai casi che la cronaca riporta ormai con drammatica quotidianità. Gli ultimi due episodi, allora, ma solo in ordine cronologico, riguardano il tentato suicidio di una ragazzina di appena 12 anni, di Pordenone, che per la disperazione si è lanciata dal secondo piano della palazzina dove abita; e quello registrato a Milano, dove un gruppo di sedicenni è stato bloccato dai carabinieri e denunciato alla Procura della Repubblica del Tribunale per i Minorenni della città, per una serie di rapine messe a segno con botte e minacce a danno di altri coetanei.

Bullismo, i mille volti di un mostro

Ti perseguitano sul web, ti minacciano per strada, ti derubano, ti umiliano, fanno pesantemente leva su paura e fragilità: è questo l’identikit del bullismo, un’entità multiforme eppure concretamente rintracciabile nei volti di molti adolescenti, indifferentemente maschili e femminili; un’entità subdola e pericolosa che si annida nelle aule scolastiche: Che tracima sui social. Che ferisce fisicamente e inveisce psicologicamente. Che può arrivare, indirettamente, ad uccidere.Come nel caso della ragazzina di Pordenone, sopravvissuta per miracolo dopo essere precipitata dal secondo piano per sua volontà, e ci cui genitori, sconvolti, sono stati ascoltati proprio in queste pre dagli investigatori al lavoro sul caso. Da quanto si è fin qui appreso, allora, i genitori avrebbero confermato l’esistenza di alcuni messaggi considerati genericamente molesti, ma ne sarebbero venuti a conoscenza tardivamente, mentre è emerso che la figlia da giorni covava propositi suicidi non ritenendo più sostenibile la convivenza con alcuni compagni che l’avrebbero vessata. «Ora sarete contenti», ha scritto al culmine della disperazione la dodicenne che non si è sentita accettata dai coetanei, a cui ha indirizzato espressamente una delle due lettere di addio alla vita lasciate prima di lanciarsi giù dal secondo piano.

Il tentativo di suicidio della dodicenne di Pordenone

Missive scritte qualche giorno prima e tenute nel cassetto in vista del temuto rientro a scuola, dopo una settimana trascorsa nel guscio protetto di casa, ufficialmente per i postumi di una influenza. Figlia unica, una famiglia perbene, profitto scolastico nella media, iscritta in uno degli istituti del centro storico della cittadina friulana. In classe con altri diciannove compagni. Ma dopo sette giorni di stop, la fatica di dover incontrare coloro che, nella sua testa, la fanno stare così male, è però troppo grande, insopportabile. Così decide di farla finita. Si mette in piedi sul davanzale e si lascia cadere. A salvarla è la persiana del piano di sotto: invece di farla precipitare sul marciapiede, le dà un effetto scivolo e la catapulta verso il più morbido giardino. A soccorrerla sono la mamma e un vicino cui confida, finalmente, tutte le proprie ansie: «Non ce la facevo a dire al mondo quanto soffrivo – ha riferito mentre si attendeva l’arrivo del 118 –: per questo ho deciso di farla finita. A scuola proprio non ci potevo tornare». Il resto è una corsa a sirene spiegate verso l’ospedale, un volo in elicottero a Udine per il ricovero immediato nell’Unità Spinale e, nel pomeriggio, la notizia tanto attesa: è fuori pericolo, anche se quelle vertebre lesionate preoccupano ancora i medici circa un totale recupero della piena mobilità. Nel frattempo, a scuola la notizia del suo gesto è arrivata con quegli stessi social nei quali la ragazzina deve aver letto le cose spiacevoli che l’hanno annientata. La preside si dice semplicemente basita: nessun segnale, nessuna richiesta di aiuto della ragazza o dei genitori. Non una parola fuori posto, un accenno di disagio. In assenza di indizi concreti, la Polizia cercherà di appurare quanto accaduto scavando nei dispositivi informatici – sotto sequestro – della ragazzina: telefono e computer che saranno passati al setaccio per capire quali sembianze, quale età e di quale genere possano essere le persone a cui la ragazzina si è riferita con tre semplici parole: «Ora sarete contenti».

Bullismo, sgominata l’ennesima banda a Milano

E sicuramente soddisfatti, dopo i colpi portati a compimento senza troppo sforzo con la vigliaccheria tipica del branco, dovevano essere i sedicenni individuati e fermati a Milano. Per due mesi hanno rapinato e picchiato ragazzi all’interno del parco di Bollate (Milano) Martin Luther King, prima di essere bloccati dai carabinieri e denunciati alla Procura della Repubblica del Tribunale per i Minorenni di Milano per concorso in rapina, violenza privata, lesioni, percosse e minacce. Gli episodi accertati sono sei e si sono verificati tra il mese di novembre e dicembre dello scorso anno. L’aggressione si svolgeva sempre con il solito modus operandi: la vittima, sia che fosse sola che in compagnia, veniva accerchiata, derisa, mortificata e poi picchiata. In alcuni casi è stato esibito anche un coltello a serramanico per aggravare la minaccia ed inasprire l’intimidazione. Il bottino comprendeva quasi sempre biciclette e telefonini, oltre a quel che rimaneva dell’orgoglio ferito della sventurata vittima di turno…