Braccialetti rossi agli immigrati: in Gran Bretagna insorgono i “buonisti”

Al politically correct sembra non esserci mai fine. Poi quando è accompagnato dal buonismo spocchioso ogni scusa è buona per fare polemica. E così in Gran Bretagna, una delle patrie storiche del peloso politically correct di stampo anglosassone, si scatena la diatriba attorno a semplici braccialetti rossi che gli immigrati devono indossare al polso per poter essere riconosciuti e, quindi, beneficiare dei pasti gratuiti nelle mense messe a disposizione per fronteggiare le necessità dei nuovi arrivati. Un accorgimento pensato proprio per tutelare gli immigrati e impedire che qualche altro disperato, che non ha i loro stessi diritti – magari un povero senzatetto britannico affamato e bisognoso di cibo – si metta in fila per rimediare un pasto caldo. Ma c’è chi riesce a polemizzare perfino su questo, in nome del buonismo, appunto, e del politically correct, afflitto da un penoso strabismo ideologico-cromatico. Ecco allora che esplode una ridicola controversia in Gran Bretagna arrivando a scomodare perfino la Germania nazista.
Prima le porte rosse e ora i bracciali rossi utilizzati per “distinguere” i richiedenti asilo, strepitano dal Wrc, il Welsh Refugee Council, una delle solite associazioni di sinistra, in questo caso gallese, che denuncia – pubblicamente, naturalmente, perché anche le polemiche ideologiche hanno bisogno di un po’ di pubblicità a buon mercato – questa decisione arrivando a sostenere che ricorda l’obbligo di indossare la stella gialla per gli ebrei nella Germania nazista. Finiscono così nella bufera mediatica i metodi che usano i contractor dell’Home Office, il Dipartimento del ministero dell’Interno britannico, che gestiscono con gran fatica i servizi di accoglienza agli immigrati per la distribuzione dei pasti all’interno di un alloggio, la Lynx House di Cardiff.
La polemica fa seguito alle contestazioni dei giorni scorsi, quando era emerso che centinaia di case destinate ai rifugiati nella città di Middlesbrough, Inghilterra nord-orientale, avevano porte rosse che le rendevano riconoscibili dalle altre e oggetto di attacchi da parte di vandali e razzisti.
In quel caso l’azienda che lavorava per il ministero dell’Interno era stata costretta ridipingerle.
Per quanto riguarda i bracciali, il contractor finito sotto accusa, Clearsprings Ready Homes, ha dovuto promettere che li sostituirà con il controllo dei documenti di identità. Una procedura che costringerà, ovviamente, gli immigrati ad un’attesa maggiore in fila e a tempi più lunghi prima di poter ricevere finalmente un pasto caldo. Ma, si sa, il buonismo e il politically correct non vanno mai d’accordo con l’intelligenza.