Borse mondiali a picco, la “sindrome cinese” spaventa l’economia globale

La Cina è terribilmente vicina. E il mondo della globalizzazione, un tempo in stato di euforia permanente, si scopre sempre più fragile.   La ‘”sindrome cinese” torna a farsi sentire sulle Borse mondiali  in un lunedì nero che spaventa l’economia globale. Tutto nasce dal rallentamento  delleconomia del Dragone. Ma a peggiorare il quadro sono anche le tensioni in Medio Oriente fra Arabia Saudita e Iran. I listini cinesi sono crollati con la manifattura sotto le attese: Shanghai ha perso  il 6,8%, Shenzen l’8,2%. I forti cali della seduta hanno fatto scattare  i nuovi meccanismi per il controllo della volatilità, che si sono tradotti  in una chiusura anticipata degli scambi. In base alle nuove misure, infatti, con perdite superiori al 7% le contrattazioni sono sospese per la giornata. La paura scattata in Cina si è fatta  subito sentire sulle Borse asiatiche . Tokyo ha chiuso con un calo del 3%.

Violente vendite in tutte le Borse europee

La paura si è poi trasmessa alle Borse europee. È stata infatti una giornata di violente vendite su tutte le Borse europee: l’indice Stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha ceduto il 2,68%, che equivale a 264 miliardi di euro bruciati in una seduta.

Wall Street, la peggiore apertura dal 1932

Lunedì nero anche per Wall Street, che registra la peggiore apertura dal 1932, con il Dow Jones che è sceso brevemente sotto la soglia psicologica dei 17.000 punti. A meta’ seduta, il Dow Jones perde il 2,38% a 17.011,56 punti, il Nasdaq cede il 2,66% a 4.873,54 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 2,44% a 1.994,27 punti.

Cina, un malessere di lungo periodo

Il malessere per la locomotiva cinese appare comunque più complessivo e di lungo periodo rispetto agli smottamenti dei mercati azionari. L’indice Pmi manifatturiero misurato da Caixan è sceso infatti a 48,2 punti dal 48,6 di novembre, sotto le attese degli analisti, che si aspettavano una crescita a 48,9. Si tratta del quinto mese consecutivo in calo, la serie negativa più lunga dal 2009. E stare sotto la soglia dei 50 punti segnala sempre una contrazione dell’economia. Inoltre, fanno notare diversi analisti, la Banca centrale di Pechino anche in questo caso non è sembrata dotata di grande tempismo.