Berlusconi dà la carica ai suoi: «Torneremo ad essere il primo partito»

Per convincere i suoi che fa sul serio e che davvero non ha alcuna voglia di cedere il passo e la leadership, Silvio Berlusconi apre i lavori dell’Ufficio di presidenza di Forza Italia con piccolo outing sui suoi problematici rapporti con la moderna tecnologia svelando ai presenti di aver assunto la «decisione sacrificale» di imparare tutto ciò che da apprendere su computer e dintorni: «Ho preso atto del fatto che internet è frequentata ogni giorno per 7 ore da 40 milioni di italiani». Quindi l’annuncio: «Interverremo su internet come non abbiamo mai fatto prima».

Berlusconi «Prendo lezioni per usare internet»

Il Cavaliere, quindi, torna in campo. E lo a modo suo, ribadendo l’insostituibilità della propria leadership e puntando ancora una volta sulla società civile contrapposta ai soliti “professionisti della politica”. L’occasione è buona per rialzare il morale delle truppe ancora sotto choc per i sondaggi mai così negativi in vent’anni e più di presenza politica. Berlusconi lo capisce, e lo fa: «Mi sento obbligato a restare in campo – spiega -. Si deve tornare ad essere il primo partito italiano. Possiamo e dobbiamo farcela». Come? Qui il Cavaliere fa ricorso a tutto il suo fascino di seduttore facendo slalom tra «rinnovamento» e «rottamazione» per evitare di seminare il panico tra i suoi: «Torneremo ad essere il primo partito – assicura – non attraverso la rottamazione ma con un forte rinnovamento. Un passaggio anche sulle elezioni comunali della prossima primavera, dove il centrodestra non brilla certo per iniziativa, stretto com’è tra la richiesta di primarie di Salvini e la Meloni e la netta contrarietà di Berlusconi, che sguscia anche sul tema candidature: «Abbiamo deciso di sostenere ovunque il candidato migliore. No manuale Cencelli». Basterà?

E su Milano: «Sala sarebbe un sindaco ostaggio della sinistra»

Meno sfumato era invece apparso l’ex-premier in un’intervista pubblicata da Quotidiano nazionale sull’argomento Milano, la sua città ed anche il simbolo della sua ventennale egemonia. Anche nella “capitale morale” il centrodestra è un cantiere aperto. Nessuna certezza sul nome del candidato sindaco. Ma il Cavaliere si dice «ottimista» perché alla fine «l’amore per Milano prevarrà su tutto». I nomi ci sono, giura, almeno due. Ma li «valuterò con gli alleati». Di più non aggiunge se non che «sono entrambi persone con una sperimentata capacità gestionale, quella che servirà per rimediare ai danni della sinistra». In chiusura, una stoccata a Giuseppe Sala, un passato recente a fianco di Letizia Moratti, ultimo sindaco della destra a Palazzo Marino, e ora uomo di Matteo Renzi, che prima lo ha voluto alla guida dell’Expò e poi lo ha impegnato nelle primarie del Pd: «Se Sala dovesse vincere prima le primarie – azzarda Berlusconi -, e poi le elezioni, ma non lo credo, non andrà oltre i primi due anni di mandato perché la sinistra gli impedirebbe di governare».