Belgio, imam recluta giovani per l’Isis: arrestato e subito rilasciato

Ne ha dato notizia l’edizione online della Derniere Heure: Tahar Z., 40 anni, predicatore islamico accusato di essere un reclutatore e «un dirigente» dell‘Isis, è stato liberato in queste ore «in gran segreto» dall’equivalente belga del Gup del tribunale di Mons. L’uomo, sospettato di aver radicalizzato moltissimi giovani riuscendo a mandarne almeno tre in Siria, dove uno dei suoi affiliati sarebbe poi morto, non è stato discolpato, e rischia 15 anni di prigione, ma la «spettacolare liberazione» è stata prontamente definita dal suo soddisfatto difensore un «successo per la democrazia». Quella stessa democrazia esercitata dai miliziani islamici nell’improvvisare processi e condanne e nell’eseguire le esecuzioni capitale di prigionieri tenuti barabaramente in ostaggio?

 Isis, predicatore islamico arrestato in Belgio torna in libertà

A portare Tahar Z. dietro le sbarre erano state alcune testimonianze di ragazzi sfuggiti alle pressioni dell’uomo e una serie di intercettazioni telefoniche che avevano permesso di stabilire come il predicatore fosse in contatto con altri due sospetti reclutatori, individuati a conclusione di un’operazione condotta alla fine di ottobre nella regione dell’Hainaut, e che aveva preso di mira le moschee Assakina della località di Farciennes e Al Ghoraba a Aiseau-Presles. Secondo il quotidiano belga, di Tahar è «nota la sua rigidità intellettuale in tema di religione», così come sembra sia stato accertato che il predicatore islamico frequentasse una mezza dozzina di moschee sparse per il Belgio. Non solo: l’uomo è risultato essere anche al quarto e ultimo anno di formazione per diventare professore di religione islamica al Centro islamico culturale del Belgio (Cicb) che ha sede nella Grande moschea di Bruxelles, finanziata e costruita dall’Arabia Saudita.

Predicatore islamico, un testimone: è un dirigente dell’Isis, un “pesce grosso”

I testimoni hanno descritto Tahar come «un pesce grosso» e «un dirigente» dell’Isis. Uno dei tre ragazzi da lui inviati in Siria, tra gli altri, è tornato in Belgio dopo alcune settimane ed ha raccontato alla polizia di essere stato rimproverato da Tahar che lo aveva casualmente incontrato in un supermercato. Il jihadista pentito ha confessato di aver ricevuto del denaro e di essere stato accompagnato all’aeroporto di Charleroi da uno dei complici di Tahar, salvo poi fuggire da quell’orrore senza tregua. Un orrore che si alimenta di odio e di morte, argomenti che l’Isis – di cui l’imam è accusato di essere un pezzo grosso – propaganda a raffica, e che il predicatore islamico appena tornato in libertà sarà evidentemente abile a trasformare nell’oggetto delle sue “orazioni” persuasive vista la capacità di convincimento che l’uomo esercita sui suoi affiliati. Un lavoro di indottrinamento che sembra non risentire del fatto che Tahar Z. sia decisamente malato, affetto da una grave patologia reumatica, la spondilartrite anchilosante, che non sarebbe bastata, però, a farlo uscire di prigione. «La discussione è entrata nel merito delle accuse», ha affermato il difensore, Sébastien Courtoy, dopo aver ottenuto – come riporta il quotidiano belga – «l’ennesima liberazione spettacolare». Spettacolare, va aggiunto, almeno quanto inquietante.