Appello disperato di un detenuto Usa in Nord Corea alla Cnn: «Salvatemi»

Dalla Nord Corea arriva ancora una storia da regime illiberale: l’ennesima. Una vicenda di spionaggio e di complotti che sarebbe rimasta relegata nel silenzio e che le stesse autorità nordcoereane hanno lasciato trapelare concedendo alla Cnn di intervistare un presunto prigioniero Usa arrestato per spionaggio.

Nord Corea, presunto prigioniero Usa arrestato per spionaggio

Una storia apparsa da subito come particolarmente intricata, nei cui meandri si sono addentrate le telecamere della Cnn nel tentativo di provare a fare luce intanto sulla reale identità (e nazionalità) del prigioniero finito in cella con un’accusa tra le più temibili: quella di spiare e raccogliere informazioni in nome e per conto del nemico di sempre, la Corea del Sud. L’uomo si è identificato come Kim Dong Chul, di 62 anni, originario di Fairfax in Virginia. Nell’intervista, rilasciata in un hotel di Pyongyang, dove il detenuto è stato condotto sotto la stretta sorveglianza di alcune guardie, l’uomo dice di essere agli arresti da ottobre, di aver spiato per conto di «elementi conservatori della Corea del Sud» e prova a lanciare un appello a Corea del Sud e Usa per essere salvato.

Il disperato appello: «Salvatemi»

«Chiedo al governo Usa o sudcoreano di salvarmi», ha detto Kim Dong Chul nell’intervista, condotta in coreano con l’aiuto di un interprete. L’uomo – di cui viene anche esibito il passaporto – sostiene di aver avviato un’attività imprenditoriale in una zona di confine nordcoreana, e di aver cominciato a lavorare come spia nell’aprile 2013, corrompendo residenti locali per «raccogliere importanti materiali» da vendere alla Cina o alla Corea del Sud. Ma alla domanda se avesse mai lavorato per gli Usa, il detenuto ha risposto categoricamente di «no». Sarebbe stato arrestato lo scorso ottobre mentre incontrava una sua fonte per ottenere una chiavetta Usb e una macchina fotografica da utilizzare per raccogliere segreti militari. Nei suoi due anni di spionaggio, Kim afferma di aver ricevuto solo circa 35 mila yuan, pari a 35 mila dollari, ma precisa di non averlo fatto per soldi.

La risposta del dipartimento di Stato Usa

L’uomo, sposato e padre di due bambine, è apparso in buone condizioni, e alla fine ha lanciato un appello perché gli Usa, dopo il successo del test di Pyonyang su una presunta bomba H, abbandonino la loro politica ostile e trovino un modo per riconciliarsi con la Corea del Nord. Se confermato, Kim sarebbe l’unico cittadino Usa prigioniero in Corea del Nord, dopo il rilascio nel novembre del 2014 di Kenneth Bae e Matthew Miller. Ma, giallo nel giallo, ad oggi il dipartimento di Stato Usa ha riferito di non poter confermare se Kim Dong Chul sia un cittadino americano, spiegando alla Cnn che «parlare pubblicamente di casi specifici di detenuti Usa può complicare i nostri instancabili sforzi di garantire la loro libertà». A buon intenditor…