Amnesty: fosse comuni in Burundi, ma stavolta tutsi e hutu non c’entrano

Sembra di essere tornati al 1995, quando le stragi tra tutsi e hutu funestavano l’Africa centrale: ora è orrore senza fine in Burundi, dove ci sarebbero fosse comuni con decine di corpi nei pressi della capitale Bujumbura. Lo denuncia Amnesty International, che afferma di averne le prove. Secondo l’associazione umanitaria – che ha riferito di avere nuove immagini satellitari, video oltre a numerose testimonianze – quasi un centinaio di persone sarebbero state uccise dalle forze della sicurezza nel mese di dicembre, in una repressione seguita ad alcuni attacchi armati da parte di terroristi islamici a basi militari. A seguito del massacro le forze dell’ordine avrebbero poi sepolto i corpi in fosse comuni. «Le immagini, scattate fra fine dicembre e inizio gennaio, mostrano della terra smossa coerente con le testimonianze», ha raccontato Amnesty, precisando che le sepolture sarebbero state scavate nel pomeriggio dell’11 dicembre all’indomani di uno dei giorni più sanguinosi per il Burundi.

Il Burundi libera i due reporter di Le Monde fermati

Intanto, dopo gli appelli lanciati dalla Francia sono stati liberati i due inviati speciali del quotidiano Le Monde arrestati giovedì a Bujumbura insieme ad altre 15 persone. Secondo il ministero locale della Sicurezza pubblica, il reporter francese Jean-Philippe Rémy, 49 anni, e il fotografo britannico Philip Edward Moore, 34 anni, si trovavano «in compagnia di un gruppo di criminali armati». Diversa invece – ma non poi tanto – la versione di Le Monde: secondo il giornale i due erano stati fermati mentre incontravano un gruppo di oppositori politici. Rémy e Moore si trovavano infatti nel Burundi per realizzare un reportage sulla crisi politica che scuote il Paese africano dalla scorsa primavera, iniziata dopo la decisione del presidente, Pierre Nkurunziza, di correre per un terzo mandato. Mandato di cui l’opposizione non riconosce la legittimità. Per porre fine alle violenze l’Unione africana ha proposto di inviare un contingente di peacekeeper: una soluzione definita inaccettabile dall’ “uomo forte” Nkurunziza, che la considererebbe una invasione ostile. Il 15 gennaio scorso l’Alto commissario Onu per i Diritti Umani si è detto allarmato per la grave spirale di violenze e ha chiesto un’inchiesta urgente sugli eventi dell’11 e 12 dicembre a Bujumbura, quando furono attaccati tre campi militari e commesse violazioni su ampia scala, oltre che sulla possibile esistenza di nove fosse comuni con un totale di oltre 100 corpi, stando a testimoni. Accuse, queste, respinte dal governo del Burundi, secondo il quale si tratta di informazioni false, costruite dagli oppositori del regime. Alcuni mesi fa gli Shabaab somali, terroristi islamici, avevano ucciso decine di militari del Burundi e dell’Uganda in attacchi contro basi dell’Unione africana.