Altro che ripresa, i dati Eurostat confermano: l’Italia è dietro i big Ue

Altro che ripresa, i dati Eurostat lo confermano impietosamente: l’Italia è dietro tutti i big della Ue. Alla faccia di spot governativi e annunci propagandistici sbandierati dal premier a destra e a manca, il Bel Paese non riesce ancora a tamponare le perdite della crisi e a recuperare terreno sul fronte del rilancio. In altre parole: gli italiani, famiglie e imprese, sono ancora impantanati nel gorgo di una recessione che continua a impedire il salto di qualità. E stavolta non sono solo i detrattori delle ricette economiche renziane a dirlo: a decretarlo con la indiscutibile veridicità matematica dei calcoli proporzionali e dei raffronti percentuali sono i dati Eurostat rielaborati dal Mise.

L’amara verità dei dati Eurostat

Dunque, tra ottimismo senza fondamento e realtà concreta, la fotografia economico-sociale scattata dal report in oggetto non lascia adito a dubbi: l’Italia non riesce a recuperare le perdite della crisi e a mettersi al pari dei big Ue su industria e lavoro. Non solo: entrando nel dettaglio dell’indagine, secondo i dati Eurostat rielaborati dal Mise, a stentare è soprattutto l’occupazione giovanile, che dal minimo registrato durante la crisi ha recuperato 0,9 punti (2,7 in Germania, 4,2 in Gran Bretagna e 1,9 in Spagna).

Altro che fine della crisi e ripresa…

Di più: in base ai dati contenuti nel “Cruscotto congiunturale” messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico, il livello della produzione industriale italiana è ancora di oltre il 31% inferiore rispetto ai massimi pre-crisi ed ha recuperato solo il 3% rispetto ai minimi toccati durante la recessione. E per capire meglio l’entità del fondo che stiamo toccando, basterà considerare che la Francia ha recuperato l’8%, la Germania il 27,8%, la Gran Bretagna il 5,4% e la Spagna il 7,5%. Il confronto, poi, è ancora più implacabile se si guarda esclusivamente al settore delle costruzioni: ad ottobre di quest’anno l’Italia era 85 punti sotto il massimo pre-crisi ed ha toccato il nuovo minimo assoluto dall’inizio della recessione economica. Secondo Eurostat, tutti gli altri big hanno invece recuperato dai picchi negativi, dal 3,4% della Francia al 32,9% della Spagna. Chiaro no?

L’Italia, eterno fanalino di coda?

Quello in cui però continuiamo ad essere imbattibili – e il report Eurostat lo conferma una volta di più – è una incrollabile speranza nel futuro: così, proprio mentre i dati dell’indagine sanciscono nero su bianco, percentuale dopo percentuale, confronto dopo confronto, la triste prosecuzione della nostra debàlce economica, altre voci del report decretano come e quanto il Bel Paese distanzi quasi tutti i partner europei nel clima di fiducia dei consumatori, in misura minore condiviso  anche dalle imprese. La famosa variabile impazzita che mal combina il dato “ottimismo” con quelli relativi alla realtà del  mercato del lavoro secondo i quali il nostro Paese continua ad essere in difficoltà, e non solo se parametrato agli altri. E allora, se è vero come spiega il report Eurostat che nel terzo trimestre, il tasso di disoccupazione è sceso all’11,5%, è altresì incontrovertibile che in Germania era al 4,5% e nel Regno Unito al 5,2%. La Spagna segnava ancora un grave 21,6%, tuttavia rispetto ai momenti più bui della crisi Madrid ha recuperato 4,7 punti contro 1,6 punti di Roma. Caso a sé quello della Francia: il tasso di disoccupazione è più basso di quello italiano, pari al 10,8% ma si tratta del dato peggiore degli ultimi 18 anni. L’Italia, sempre in base a quanto sancito dall’indagine Eurostat, risulta infine fanalino di coda nell’occupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni con un tasso del 15,1% contro il 28% della Francia, il 43,8% della Germania, il 48,8% del Regno Unito e il 17,7% della Spagna. Rispetto ai picchi negativi della crisi il recupero è stato di 0,9 punti, contro 1,9 della Spagna, 2,7% della Germani a 4,2 della Gran Bretagna. Occorre dire altro?