Alfano: “No all’abolizione del reato di immigrazione clandestina, ma…”

Potrebbe alzare le braccia al cielo dopo un goal: aver costretto il governo a una marcia indietro sul reato di immigrazione clandestina. Al contrario, Angelino Alfano riconosce tutti i limiti di alcune scelte del passato. Come quando, nel 2009, sedeva in quel Consiglio dei ministri che approvò la norma che ora l’Anm e i magistrati più impegnati contro gli scafisti chiedono di abrogare.

«Bossi-Fini fu un tentativo di dissuasione, ma – ammette Alfano – non funzionò».

E tuttavia, benché condivida le «ragionevoli obiezioni» tecniche di Franco Roberti, il procuratore nazionale antimafia, e quelle «altrettanto ragionevoli» del ministro Orlando, Alfano tiene il punto: «Non è questo il momento opportuno per andare a modificare quel reato. La gente non capirebbe». Raccontano di uno scontro tra lei e il ministro della giustizia nell’ultima riunione di governo, con Renzi – si legge su “la Repubblica” – che alla fine si schiera dalla sua parte e decide di non abrogare il reato di clandestinità. «Il tema è un altro. Nel campo della sicurezza stiamo giocando due partite intrecciate ma diverse: una sulla realtà e l’altra sulla percezione della realtà. La realtà è che calano i reati, che abbiamo raggiunto nel 2015 il numero più basso di omicidi della storia d’Italia, che i reati predatori come le rapine sono in calo, che la criminalità organizzata non è mai stata così in affanno, che abbiamo saputo gestire 10 mila manifestazioni di ordine pubblico e che, soprattutto, abbiamo svolto finora un ottimo lavoro di prevenzione sul terrorismo internazionale». Ma la percezione dei cittadini italiani è un’altra…

«La paura incide anche sul senso di libertà»: così Alfano dice no all’abolizione del reato di clandestinità

Salvini era pronto al referendum contro l’eliminazione del reato di clandestinità. Temevate di essere travolti? «Guardi che la mia richiesta di non inserire quella norma nel decreto legislativo risale al 13 novembre, ben prima dell’annuncio leghista sul referendum. Salvini pensava di avere in mano il biglietto vincente della lotteria e di andare all’incasso alle amministrative. Invece dovrà tornare a occuparsi della Corea del Nord, che mi pare essere la sua passione in politica estera». Ha vinto Alfano contro Renzi? «Renzi era d’accordo con me il 13 novembre. Anche lui condivide un approccio non ideologico ma pragmatico alla politica e alla realtà. La bussola di noi moderati al governo è proprio questa, il buon senso, la ricerca di una soluzione equilibrata a problemi complicati. Ed è stato il buon senso a suggerirci che non fosse opportuno modificare quella norma».