Adozioni gay, Boldrini esterna: “Un diritto”. Forse è “gelosa” della Cirinnà

Adozioni gay, la presidente della Camera Laura Boldrini interviene a gamba tesa in una incandescente questione etico-politica all’esame del Parlamento.  “Quando il partner muore ed il figlio resta solo, il partner ha il dovere di occuparsi del figlio. E’ quasi naturale che questo dovere si traduca in un diritto. Se è un dovere naturale perchè non deve essere anche un diritto?”. La Boldrini, si schiera insomma in una nota a favore della stepchild adoption contenuta nel ddl Cirinnà. “Sarebbe grave il contrario: se il partner si disinteressasse di questo figlio e lo lasciasse al proprio destino. Se è un dovere naturale perchè non deve essere anche un diritto?”.

La terza carica dello Stato non dovrebbe schierarsi così apertamente. Se lo fa, travalica i suoi compiti istituzionali.  In questo caso c’è  per la verità il precedente del Presidente del Senato, Pietro  Grasso, che qualche settimana fa travalicò anch’egli i suoi compiti di seconda carica dello Stato  affermando pubblicamente (in una intervista a La Stampa) che le adozioni gay sarebbero  addirittura un “dovere”.

Questa esternazione domenicale della Boldrini sulle adozioni gay non sembra però dettata solo dalla comune  appartenenza alla sinistra con Grasso. Ci potrebbe essere anche, per così dire, una questione di “popolarità”,  la voglia insomma di rioccupare il centro della scena all’indomani delle varie manifestazioni tenute dal “popolo arcobaleno” in varie città italiane a sostegno del ddl Cirinnà. Manifestazioni che, a dispetto di quanto affermato dagli organizzatori, non hanno visto una travolgente partecipazione di massa, ma che però sono comunque servite per “incoronare” la Cirininnà stessa come “paladina” dei cosiddetti “diritti civili” e quindi anche delle adozioni gay, o  stepchild adoption, come vogliamo definirle. E vi pare che una personalità esuberante come la presidente della Camera si fa “rubare” un così “prestigioso” scettro dalla vulcanica senatrice del Pd? A pensar male, diceva Andreotti, si fa peccato, però ci si azzecca quasi sempre.