A Mattarella piace il presepe e lo mostra in tv: bravo, presidente!

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Se ci fossimo trovati sulla scena del Teatro San Ferdinando e non nella stanze del Quirinale, Eduardo De Filippo gli avrebbe chiesto, speranzoso: “Sergiolì, te piace ‘o presepe?”. E lui, Sergio Mattarella, a differenza del figlio Tommasino in “Natale in casa Cupiello“, non lo avrebbe deluso, anzi, gli avrebbe risposto “sì, papà, me piace ‘o presepe”, placando l’ansia di quel vecchio Lucariello così attaccato alla tradizione e ai riti cattolici delle feste. Quei riti che il multiculturalismo e anche una certa paura di sfidare la diffidenza degli islamici con cui conviviamo – soprattutto nell’anno delle peggiori stragi degli integralisti e delle persecuzioni dei cristiani – ultimamente sono stati spesso nascosti, snobbati, fino a rinnegare quei simboli religiosi perfino nelle scuole e nelle istituzioni pubbliche per eccesso di prudenza: canti, presepi, alberi di Natale cancellati per “non offendere le altri religioni…”. Il presidente, invece, nel suo discorso di fine anno, ha voluto ostentare la Natività. E non a caso.

Il coraggio del presidente Mattarella

Una scena presepiale alle sue spalle, in primo piano: perché? Mattarella, la sera di Capodanno, ha ricordato a tutti gli italiani che il presepe per noi è molto più di un’icona mistica, è parte della nostra storia, è un pezzo della nostra cultura, è un fattore di unità e di condivisione sociale. Nella stanza del suo appartamento al Quirinale, Mattarella ne ha sistemato uno a beneficio delle telecamere, probabilmente uno di quei presepi napoletani del Settecento ospitati anche nella mostra di scena in questi giorni proprio nella sede della presidenza della Repubblica, che lui stesso ha voluto. Lo ha messo lì per ricordare a tutti che siamo in Italia. Senza offesa per nessuno. E per ricordare che il terrorismo, con la religione, non ha nulla a che vedere: “Vogliono impaurirci. Non glielo permetteremo. Difenderemo le conquiste della nostra civiltà e la libertà delle nostre scelte”, ha detto Mattarella. E forse da oggi difenderemo meglio anche i nostri presepi, perfino da chi – vandali italianissimi o estremisti islamici, non fa differenza – in questi giorni ne ha distrutti diversi in alcune città del nostro Paese.