Volano gli stracci nel Pd romano, lite fra Orfini e le sezioni per la pigione

Botta e risposta al vetriolo tra i militanti del circolo Pd di Donna Olimpia e il commissario del partito di Roma Matteo Orfini. Oggetto del contendere il futuro del circolo di Donna Olimpia, nel quartiere Monteverde.
«Sul nostro territorio di 100 mila abitanti – scrivono i militanti – ci sarà una sola sezione rinunciando ad una efficace attività politica. Le nostre proposte per diverse soluzioni organizzative che garantissero un assetto adeguato e continuassero a valorizzare, senza snaturarla, una realtà virtuosa come il Circolo di Donna Olimpia non sono state neanche prese in considerazione. Ci hanno trattato con arroganza e protervia, hanno rifiutato qualsiasi confronto con i nostri iscritti, ci hanno offesi come militanti e come cittadini. Hanno nominato d’imperio in men che non si dica uno sconosciuto coordinatore della nuova sezione di Monteverde cancellando con un tratto di penna una delle migliori esperienze del Partito romano. Un Circolo che paga la sua libertà e le sue battaglie. Quelle per non riconsegnare Roma ai predoni della destra e per aver detto No al Commissario sulla caduta della Giunta e sulla inefficace riorganizzazione del Partito. Uno scandalo! Una ingiustizia e una prepotenza alle quali non vogliamo sottostare e a cui ci opporremo con tutti i mezzi».
«Non è vero che il circolo di Donna Olimpia chiude», replica Orfini con un lungo post su Facebook che comincia così: «Cari compagni, leggo la vostra mail con sconcerto. Non per la posizione che esprimete, che non condivido ma che è legittima, ma per gli argomenti pretestuosi e falsi con cui la accompagnate».
Orfini sostiene: «Tutto si può dire ma non che non ci sia stata la ricerca di un confronto» aggiungendo: «Ma c’è una cosa che davvero mi colpisce nella vostra lettera e che spero sia davvero frutto di un’incomprensione e non di visioni e abitudini del passato: Donna Olimpia non chiude. Semplicemente ospiterà una sezione nella quale confluiranno i tre circoli di Monteverde che svolgono, uso le vostre parole, “una efficace attività politica”. Come può essere un problema per una comunità come la vostra che fa dell’apertura una sua bandiera, militare a fianco non di estranei, ma di vostri compagni di partito? Che, a differenza vostra, dovranno rinunciare alle loro sedi storiche».
«Se non vi conoscessi e stimassi da tempo – conclude – mi verrebbe da pensare che questa vostra missiva sia frutto di una incomprensibile e assai poco nuova chiusura “di parte”. Ma so che mi dimostrerete che così non è».