«Vive la France», e tutti ora vogliono Marine presidente della Repubblica

Altro che potere locale. La vera posta in gioco delle elezioni regionali francesi è la corsa alle presidenziali del 2017. A cominciare da Marine Le Pen, la leader vittoriosa del Front National, che ora è forte del grande successo elettorale – con il Fronte primo partito di Francia intorno al 30%, seguito dai Républicains di Nicolas Sarkozy con il 27% e i socialisti al 23% – vero trampolino di lancio verso il portone dell’Eliseo. Per Marine l’exploit trasforma il suo movimento in una forza di governo pronta a trasferirsi nel cuore del potere. Il voto dei francesi sancisce «il definitivo ingresso» del Fronte nella famiglia dei grandi partiti transalpini.

La corsa di Marine: i pronostici sono tutti per lei

«Siamo inarrestabili», pronosticava già nei giorni scorsi la bionda Marine che in testa a un unico chiodo fisso. Non certo la presidenza del Nord-Pas-de-Calais per cui ha incassato uno primo score ma la corsa presidenziale del 2017. «Riconquisteremo i territori perduti della Repubblicaۚ», ha detto commentando i primi risultati e lanciando slogan dai toni quasi presidenziali. «Vive la France, Vive la République francaise». Ma l’esito delle scrutinio regionale è anche cruciale per delineare i rapporti di forza all’interno del centro destra. Fino a poche settimane fa i Républicains guidati dall’ex presidente Nicolas Sarkozy continuavano a sperare in una marea neogollista. Per l’ex capo dello Stato eletto poco più di un anno fa alla guida del partito si trattava di imporsi anche al livello interno sugli altri sfidanti nelle primarie. E però, a tre settimane dallo choc degli attentati jihadisti di venerdì 13 novembre, molti potenziali elettori si sono voltati verso i lepenisti. Indebolendo la posizione di Sarkozy e rafforzando invece quella dei suoi sfidanti nel voto interno del prossimo autunno. A partire da Alain Juppé, l’ex premier ed attuale sindaco di Bordeaux sempre più amato dai francesi. Tra i socialisti la parola d’ordine è resistere, resistere e resistere. La disastrata maggioranza che fino ad oggi governava in 21 regioni su 22 (anche se la recente riforma territoriale le ha ridotte a 13) si trova ora in una situazione difficilissima. Nella Francia post-attentati lo straordinario balzo in avanti della popolarità di Hollande non ha portato l’auspicato impatto positivo sui candidati socialisti alle regionali. Per molti di loro oggi è profondo rosso. A 16 mesi dalla corsa presidenziale il Ps deve ricostruire tutto.