Viaggio nella Francia che vota Marine Le Pen: “confine è tra onesti e ladri”

Il Nord-Pas-de-Calais, ora unito alla Piccardia in una macro-regione da quasi 7 milioni di abitanti, era un tempo tra le zone più ricche e più rosse di Francia. Ora è tra le più povere e le più nere. Da Parigi è un viaggio d’un attimo in Tgv fino a Lilla, cui seguono 45 minuti di treno locale per fare 30 chilometri. Cielo bianco di latte, terra piatta e brulla: le uniche alture sono i resti degli scavi delle miniere, tutte chiuse da tempo. Cent’anni fa qui scorsero fiumi di sangue nelle trincee del fronte occidentale. La stazione ha due soli binari. Non ci sono taxi. Casette di mattoni rossi. Il 61% dei 26.164 abitanti non paga un euro di tasse, il 21% non ha lavoro.

Nel Nord della Francia il cambiamento di una società che oggi guarda alla Le Pen

Sono molto gentili, con l’accento gutturale reso celebre in Francia dalla commedia «Bienvenue chez les Ch’tis», in italiano «Giù al Nord»: storia di un impiegato delle poste che si finge disabile per farsi trasferire sulla Costa Azzurra, e per punizione finisce in un villaggio minerario come questo. Il remake con Claudio Bisio s’intitola «Benvenuti al Sud». La zona di Hénin-Beaumont in effetti è divenuta il Meridione di Francia. Dany Boon, che ha scritto, diretto e interpretato il film, invita alla mobilitazione contro il clan Le Pen: «Non posso credere che la regione dove sono nato e cresciuto, dove ho imparato tutto quello che so, sia governata dall’estrema destra» ha scritto su Facebook. Marine l’ha presa bene: «Dany Boon chi? Quel miliardario in K-Way espatriato?». Si è schierato contro il Front anche il re delle verdure in scatola Bruno Bonduelle. «Ex venditore di piselli non molto ben conservati» l’ha definito simpaticamente Marine, che ha preso il gusto della battuta sarcastica dal padre; «è una vera femmina e un vero uomo politico» diceva di lei Jean-Marie, prima di essere cacciato dal partito di cui è fondatore, scrive “Il Corriere della Sera”.

Imprenditori, registi, intellettuali contro Marine Le Pen

Le élites della capitale appaiono terrorizzate dall’avanzata del Front: Challenges, il periódico di business, mette in copertina Marine e Marion con la scritta «Economicamente nulle»; la rivista Marianne pubblica un fotomontaggio con Marine in alta uniforme da presidente della Repubblica e il titolo «Ancora 18 mesi per evitare tutto questo»; Liberation avverte che «lunedì sarà troppo tardi», accostando il vertice mondiale sul clima alle elezioni regionali, con la foto di un iceberg che si scioglie accanto all’immagine di Marion Le Pen; nel cabaret «I due asini» va in scena «È arrivata Marine», sulla locandina un esilarante Sarkozy con parrucca bionda. Anche a Lilla, capoluogo della regione, il clima è di scontro: il sindaco Martine Aubry, gli ecologisti, i comunisti, pure gli anarchici e i punk fanno campagna per il candidato della destra repubblicana Xavier Bertrand, ex ministro di Sarkozy, massone dichiarato. Qui a Hénin-Beaumont cassintegrati e disoccupati tifano apertamente per Marine, dicendo che «il confine non è tra destra e sinistra, ma tra onesti e ladroni».