Turchia, chiesti 35 anni per gli scafisti siriani responsabili della morte di Aylan

La Turchia vuole far vedere all’Europa che fa sul serio: la procura di Bodrum, sulla costa egea della Turchia, ha chiesto una condanna a 35 anni per ciascuno dei due sospetti scafisti siriani del naufragio in cui a inizio settembre morì Aylan Kurdi, il bimbo curdo-siriano di 3 anni annegato con la madre, il fratellino di 5 anni e altre 2 persone. Lo riporta l’agenzia statale Anadolu. Oltre ai due scafisti già sotto accusa, la polizia turca sospetta il coinvolgimento di altre 6 persone, tra cui 4 turchi, ancora in libertà. Nelle ultime ore altre quattro persone sono morte e altre 9 risultano disperse nel naufragio all’alba di giovedì di un barcone di profughi iracheni nei pressi dell’isola greca di Farmakonissi, al largo della provincia turca di Aydin, nell’Egeo. La Guardia costiera turca ha tratto in salvo 2 persone, mentre altre 5 sono riuscite a nuotare fino alla costa. Probabilmente la Turchia è ancora sotto choc per l’ennesima tragedia avvenuta martedì scorso, sempre nelle acque tra Turchia e Grecia. Sette bambini, tra cui un neonato, sono morti in due naufragi avvenuti a poche ore di distanza nella stessa zona sul mar Egeo, al largo di Cesme, nella provincia di Smirne. Un bilancio drammatico che potrebbe aggravarsi ancora visto che almeno altri migranti risultano dispersi. Stragi che continuano a ripetersi nei pochi chilometri di mare che separano la costa turca dalle isole greche, dove erano diretti i migranti annegati, nonostante la “stretta” alle frontiere promessa da Ankara dopo l’accordo con Bruxelles di fine novembre.

Altri sbarchi nelle acque tra Turchia e Grecia

Il naufragio con il bilancio peggiore è avvenuto intorno alle 2.30 di martedì notte, quando un gommone carico di profughi afghani diretti a Chios si è rovesciato in mare. Dopo l’invio di una richiesta di soccorso la Guardia costiera turca è intervenuta salvando 5 persone, ma per 6 bambini, tra cui un neonato di circa 6 mesi, non c’è stato nulla da fare. Nelle stesse ore sulla spiaggia di Pirlanta, sempre a Cesme, è stato rinvenuto il corpo di una bimba, identificata come Sajida Ali, una piccola siriana di 5 anni. Secondo le autorità di Ankara, sarebbe annegata in un naufragio avvenuto al massimo una settimana fa di un barcone affondato nella stessa zona e con la stessa meta. Le drammatiche immagini del corpo della bimba sulla spiaggia, diffuse dai media turchi, hanno subito riportato alla mente quelle del ritrovamento di Aylan Kurdi, il bambino curdo-siriano di 3 anni annegato a inizio settembre con la madre e il fratellino di 5 anni mentre cercavano di raggiungere l’isola greca di Kos, al largo di Bodrum. La piccola Sajida, pantaloncini viola e scarpette nere, appare distesa supina su un cuscino a pochi metri di distanza dalla riva, probabilmente adagiata lì dagli agenti della gendarmeria turca dopo che le correnti l’avevano portata sulla costa. Una nuova istantanea del dolore che scuote l’opinione pubblica. La rotta tra Turchia e Grecia è stata attraversata quest’anno da oltre 750mila persone. Tra loro, uno su quattro è un minore. Secondo gli ultimi dati forniti dalle autorità di Ankara, rispetto allo scorso anno i salvataggi nell’Egeo sono aumentati di oltre il 500%, passando da 14.961 in 574 interventi a 79.489 in 2.133 operazioni. Ma i morti in mare sono quasi 600. Dopo la conclusione dell’accordo con l’Unione Europea il 29 novembre scorso, la Turchia ha rafforzato i controlli alla frontiera, fermando la scorsa settimana quasi tremila migranti pronti a imbarcarsi dal distretto di Ayvacik, punto di partenza privilegiato da chi vuole recarsi a Lesbo. Nelle operazioni erano stati arrestati anche 35 presunti scafisti. Una stretta su cui Ankara promette di insistere, mentre il numero delle partenze è stato frenato negli ultimi giorni anche dalle cattive condizioni meteorologiche.