Tolta la laurea a Lorenz: inutile vendetta postuma di accademici ottusi

Nel 1983 l’etologo e premio Nobel per la medicina Konrad Lorenz aveva ricevuto una laurea honoris causa dall’Università di Salisburgo. Ora l’ateneo ha deciso di revocare l’onorificenza per le simpatie naziste di Lorenz. Il caso ha suscitato un dibattito, e non solo nel mondo accademico. Ci si chiede come mai si sia voluto, settanta anni dopo il coinvolgimento imputato a Lorenz, decidere per questo cedimento al “politicamente corretto”. E si fa notare inoltre che i testi che testimoniavano le simpatie nazionalsocialiste di Lorenz sono un’acquisizione di oltre dieci anni fa. E, ancora, si fa notare che decine di lauree honoris causa andrebbero ritirate tra tutte quella concesse dagli atenei austriaci dopo il 1945.

Poco male per Konrad Lorenz, che ha ricevuto riconoscimenti dalle università di Leeds, Basilea, Yale, Oxford, Loyola-Chicago, Durham, Birmingham, Vienna e ha avuto una laurea honoris causa anche dalla Cattolica di Milano. È veramente difficile trovare altri scienziati austriaci che possono godere di tale fama e di tale reputazione nel mondo scientifico:  era tra l’altro membro straniero della Royal Society (dal 1964) e dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti (dal 1966). La foga censoria dell’università di Salisburgo risponde allora ad altri criteri: è come se il mondo e la cultura austro-tedeschi, ormai denazificati, cominciassero solo adesso a fare i conti con il recente passato e hanno davanti a sé due strade: o quella della metabolizzazione di una difficile eredità o quella della rimozione demonizzante. Un destino che pare incombere anche su un grande del Novecento come Martin Heidegger. Eppure, nel caso di grandi figure come il filosofo tedesco o lo scienziato austriaco, non sarebbe poi così difficile distinguere la sostanza dall’accessorio, accettando ciò che la storia ha prodotto come un risultato non da giustificare (perché non sempre tutto ciò che è reale è razionale…) ma che si pone innanzi alle generazioni successive come grande interrogativo, come spinta alla riflessione e alla scelta. Senza inutili liste dei buoni e dei cattivi.

Sulla vicenda Lorenz ineccepibile il commento del politologo Alessandro Campi sulla sua bacheca Fb: “Avendo studiato le componenti animali, ferine, istintuali del comportamento umano e sociale, Lorenz sarebbe l’ultimo a stupirsi di un simile accanimento – miseramente postumo – nei suoi confronti. L’attribuirebbe a quell’inclinazione al conformismo gregario e al rifiuto dell’azione individualizzante, tipico di parecchie specie animali, così ben studiato da lui e soprattutto dal suo grande allievo Eibl-Eibesfeldt. La cosa interessante è che le forme istintuali alla quale obbedivano i nazisti sono le stesse alle quali obbediscono oggi i seguaci del politicamente corretto: la logica aggressiva del branco anonimo spacciata per virtù collettiva”.