Tav, «sabotaggio è terrorismo»: il Pg ricorda la morte di Feltrinelli a Segrate

«Il sabotaggio è considerato terrorismo dalla legge». Lo ha detto il pg Marcello Maddalena a Torino alla ripresa del processo d’appello a quattro anarchici per l’attacco del 14 maggio 2013 al cantiere Tav in Valle di Susa. In primo grado gli imputati erano stati assolti dall’ipotesi eversiva e condannati a tre anni mezzo per altri reati. Maddalena, nel suo intervento, ha rievocato la storia del “traliccio di Segrate dove trovò la morte Giangiacomo Feltrinelli“. “Nel 1979 – ha ricordato il pg Maddalena – le Brigate Rosse lessero un comunicato, durante un processo, in cui spiegavano che ‘Osvaldo (cosi’-si riferirono a Feltrinelli – ndr) non è una vittima, ma un rivoluzionario caduto combattendo in una operazione di sabotaggio”. La ricostruzione di Marcello Maddalena è corretta sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista storico. Eppure, statene certi, le sue dichiarazioni provocheranno polemiche. Soprattutto sul versante di quella sinistra anarchica impastata di furore ideologico, sempre pronta a difendere azioni come quelle organizzate dai gruppi estremisti per bloccare la realizzazione di un’opera pubblica essenziale per il Paese. Senza contare che quegli atti di sabotaggio hanno provocato danni enormi, anche fisici. Si pensi ai numerosi poliziotti feriti nei ripetuti scontri avvenuti nei pressi dei cantieri. Maddalena, di fronte ad una sentenza di primo grado che ha rigettato ogni ipotesi eversiva a carico degli imputati, ha soltanto ristabilito i termini giuridici della vicenda. Il richiamo all’attentato al traliccio di Segrate di Giangiacomo Feltrinelli, nel pieno degli anni del terrorismo brigatista, è  appropriato. Anche a quel tempo una certa stampa e un consistente numero di intellettuali proponevano astruse e vergognose giustificazioni nei confronti di gesti criminali dal contenuto sovversivo. E sappiamo quali furono le atroci conseguenze di lutti e di sangue di quella terribile stagione.