Tarchi: ecco perché il Front National non è un modello esportabile

Lo spettro della demonizzazione aleggia sul voto francese. Ad accendere la miccia in un clima già assai infuocato è stato il premier Manuel Valls, che ha evocato la guerra civile in caso di vittoria del Front National di Marine Le Pen. Un modo, secondo il politologo Laurent Bouvet, “per togliere spazio ai Républicains di Sarkozy”. Il governo non pensa però di mettere fuorilegge il Front National perché “il partito socialista ha bisogno del Front National per indebolire la destra. Dai tempi di Mitterrand è sempre stato così”. La drammatizzazione dei toni fa dunque parte di una recita propagandistica in parte scontata ma il fenomeno lepenista va guardato con l’attenzione che merita.

Tarchi: la causa del successo? Il discredito delle classi dirigenti

Il politologo Marco Tarchi, intervistato dal Tempo, guarda al Front National oltre il classico orizzonte del populismo e spiega il suo successo ricorrendo a due fattori: da un lato la “pessima prova” data dalle classi dirigenti di sinistra e di destra e dall’altro l’evoluzione imposta al partito da Marine le Pen, la cui innovazione non è solo “sul piano dell’immagine”, al punto che – ricorda Tarchi – molti detrattori dell’attuale FN fanno parte della vecchia guardia del partito e criticano “da destra” la svolta della Le Pen. Ma per il salto all’Eliseo della leader del Front è ancora troppo presto, a meno che il FN alla guida di qualche regione riuscirà a sfatare i pregiudizi sulla sua effettiva capacità di governo. Tarchi, infine, ritiene che il Front non possa diventare un modello per Lega e Fratelli d’Italia “perché provengono da storie diverse e non hanno sinora elaborato un analogo processo di evoluzione. Gli scimmiottamenti sono cosa diversa dall’assunzione consapevole di un modello”.