Sos olio italiano, l’allarme di Coldiretti: siamo invasi dalle produzioni tunisine

L‘olio extravergine italiano, uno dei fiori dall’occhiello della poduzione made in Italy, cede il passo alla miscela tunisina: complici i recenti scadali legati a truffe e falsificazioni di alcuni grandi marchi e, soprattutto, l’addio sempre più esteso alla dieta mediterranea.

Le alterne vicende dell’olio extravergine italiano

Dunque, proprio mentre l’Italia celebra a Bari la Giornata nazionale dell’extravergine italiano, organizzata da Coldiretti per far conoscere le caratteristiche e le qualità, accompagnando le scelte dei consumatori e combattendo gli inganni, da un’analisi dell’associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura apprendiamo che anche gli italiani stanno via via abbandonando precetti salutisti e peculiarità gastronomiche tipiche della dieta mediterranea, tagliando del 25% negli ultimi 10 anni gli acquisti di olio di oliva, e con i consumi a persona scesi a 9,2 chili all’anno, dietro la Spagna con 10,4 chili e la Grecia che, con 16,3 chili, domina incontrastata la classifica. Quanto basta affinché la confederazione, nell’anno della riscossa del Made in Italy che fa registrare su tutto il territorio nazionale qualità da record, lanci l’allarme: se si vuole comperare un buon extravergine italiano bisogna fare attenzione ai prodotti venduti e guardare con più attenzione le etichette. Con l’addio alla dieta mediterranea si evidenzia infatti il rischio – secondo la Coldiretti – di effetti negativi per la salute per la scomparsa dalle tavole di uno dei prodotti base, riconosciuto unanimemente come elisir di lunga vita. La vendita a basso costo di prodotti di serie b, poi, fa il resto…

L’invasione dell’olio tunisino

Un elisir di lunga vita, l’olio italiano, la cui sopravvivenza però è messa seriamente in discussione da olii importati e, peggio ancora, dal business delle contraffazioni che infieriscono negativamente sulla produzione e diffusione degli extravergini nostrani, e proprio in un momento in cui i 250 milioni di ulivi diffusi su tutta la penisola hanno garantito una produzione da record dal punto di vista qualitativo. Ma tant’è: e ancora una volta un’indagine della Coldiretti ci informa che l’Italia sarebbe invasa soprattutto da olio di oliva tunisino, con le importazioni dal Paese africano aumentate del 734% nel 2015, pari ad otto volte le quantità rispetto allo scorso anno. In base a quanto emerso dall’analisi della Coldiretti, dunque, quest’anno più che mai si sono registrati sbarchi record di olio dalla Tunisia che diventa il terzo fornitore dopo la Spagna, che perde terreno anche a favore della Grecia, con l’aumento del 517% delle spedizioni elleniche verso l’Italia nello stesso periodo. «Il risultato è che nel 2015 – precisa quindi il report in oggetto – l’Italia si conferma il principale importatore mondiale di olio di oliva nonostante l’andamento positivo della produzione nazionale». Un’eccellenza in declino, insomma, superata a destra da competitor qualitativamente inferiori e che rischia nuove battute d’arresto dopo il tamponamento subito con l’incidente di percorso delle ultime sofisticazioni e frodi di settore.