“Salviamo papà”: così la Boschi ha votato per tutelare i responsabili del crac

C’è un solo modo per dimostrare che il governo non ha fatto un decreto Salvabanchieri, ma un provvedimento che interessa tutti e ha come obiettivo la sola messa in sicurezza di correntisti e dipendenti. E quel modo consiste nella modifica del decreto e nella cancellazione della norma che impedisce agli azionisti di proporre una causa civile contro gli ex amministratori. Lo abbiamo spiegato ieri – scrive Maurizio Belpietro su “Libero”: a differenza di quanto sostiene il presidente del Consiglio, il decreto con cui il 13 novembre l’Italia ha recepito le nuove norme della Ue in materia dei fallimenti bancari contiene un passaggio che riguarda la tutela degli ex vertici degli istituti di credito falliti, comma che nella direttiva europea non è previsto.

Resta il sospetto che si sia voluto salvare il papa del ministro Maria Elena Boschi

Del resto, nulla di più facile che emendarlo nella parte che più ha suscitato scandalo, provvedendo con un nuovo decreto. Per altro la storia di quel decreto non è così chiara come il governo vorrebbe che apparisse, ma presenta parecchi punti oscuri. Come è noto, al provvedimento si è arrivati dopo alcuni passaggi, il primo dei quali è rappresentato dalla legge che ha modificato le norme delle vecchie Popolari, dando agli istituti 18 mesi di tempo per trasformarsi in società per azioni.

Il governo preparò un decreto che arrivò in Parlamento accompagnato da una nota di Maria Elena Boschi

Perché a scrivere è il ministro delle Riforme e non quello dell’Economia? Forse perché la Boschi ha la delega ai rapporti con il Parlamento? Sta di fatto che quel decreto è il famoso Salvabanchieri, ossia la norma che contiene una modifica alla direttiva Uè, estendendo l’impossibilità di fare causa agli ex amministratori. Il decreto passa da una commissione all’altra senza che nessuno si avveda dello scudo offerto al vecchio Consiglio di amministrazione e dunque non c’è anima che ne chieda conto. Così arriviamo ai primi di novembre, quando il provvedimento potrebbe essere approvato dal
Consiglio dei ministri, ma la misura inspiegabilmente – forse per le polemiche attorno al ruolo di Maria Elena Boschi – viene momentaneamente accantonata. Si arriva al 13 novembre e finalmente la direttiva Ue è recepita, insieme allo scudo per i vertici delle banche, babbo Boschi compreso.