La Russia accusa Erdogan: fai affari con l’Isis. Sale la tensione con Ankara

L’accusa da parte della Russia è pesante: la Turchia è – dice il ministero della Difesa russo – il primo consumatore del petrolio venduto dall’Isis. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan e la sua famiglia sarebbero coinvolti in un business petrolifero con il gruppo jihadista. Si tratta di un’accusa talmente rilevante, e ribadita dallo stesso Vladimir Putin a margine della conferenza sul clima di Parigi, che Erdogan non ha potuto ignorarla e infatti ha replicato chiedendo a Mosca di provare le sue affermazioni. La Russia ha dunque rincarato la dose sostenendo di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell’Isis giunge in Turchia. “Sono state individuate – ha detto il vicecapo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, durante un vertice delle autorità militari – tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq”.

Le ultime affermazioni giunte da Mosca hanno irritato Erdogan che ha replicato con toni che aggravano la crisi diplomatica in atto tra Ankara e il Cremlino: “Nessuno – risponde – può lanciare calunnie contro la Turchia sull’acquisto di petrolio dall’organizzazione terroristica Daesh”. “Nel momento in cui potranno provarlo mi dimetterò – è la sua conclusione – come dovrebbero fare quelli che non possono provare le loro accuse”. Il presidente turco trova al suo fianco il Pentagono, pronto a sostenere l’ “onore” della Turchia attraverso il suo portavoce Steve Warren: “Rifiutiamo categoricamente – afferma Warren – l’idea che la Turchia stia lavorando con l’Isis. E’ totalmente assurdo”. La Turchia, aggiunge, “partecipa attivamente ai raid della coalizione contro i jihadisti”.